La Morgia di Pietravalle, meglio conosciuta con l'evocativo nome di Morgia dei Briganti, si inserisce nel contesto più ampio del Parco delle Morge Cenozoiche del Molise, area protetta che preserva e valorizza queste peculiari formazioni rupestri. L'imponente sperone roccioso - difficile non notarlo, ancor più difficile non fermarsi per scattare una foto - si erge per circa 55 metri dalle pianure circostanti ed è caratterizzato dalla presenza di ben diciotto cavità artificiali scavate nella pietra - distribuite su più livelli - che testimoniano l'antico utilizzo del sito come rifugio e dimora.
Storicamente, gli insediamenti nei paraggi di questa morgia risalgono ai primi secoli del basso medioevo: più precisamente le prime attestazioni scritte del toponimo "Petramvaldam" risalgono alla seconda metà del XII secolo, anche se probabilmente in tempi precedenti il luogo fu importante punto di ricovero per la transumanza che avveniva lungo il tratturo Celano-Foggia. Graffiti, scale, incisioni, incavi e nicchie indicano infatti che l'uomo visse qui in modo stabile e duraturo, utilizzando questa roccia come riparo, stalla e punto di avvistamento.
Esempio straordinario di insediamento abitativo medievale, la morgia disponeva di un ingegnoso sistema di raccolta idrica, essenziale per la sopravvivenza. Le grotte, disposte su livelli, erano adibite a scopi diversi: quella superiore per il culto, la centrale per le abitazioni e l'inferiore per il ricovero degli animali. Scale scavate nella roccia collegavano i vari piani, mentre un sistema di cisterne a cascata e solchi canalizzava l'acqua piovana, che veniva conservata in quattro grandi cisterne e - addirittura - in una neviera situata sulla sommità.
Il nome attuale è - invece - strettamente legato al suo utilizzo come nascondiglio durante gli anni del brigantaggio. Particolarmente intenso nel periodo post-unitario (1861-1870), questo fenomeno ha lasciato un segno indelebile nella storia e nella memoria di questi luoghi. Senza dubbio le caratteristiche naturali della morgia, con le sue cavità nascoste e la sua posizione strategica, la resero un rifugio ideale per i briganti: questo punto di osservazione privilegiato sul territorio circostante fu covo di noti banditi, tra cui i membri delle bande di Domenico Fuoco e Giuseppe Schiavone.
Oggi la curiosa formazione rocciosa ricade nel comune di Salcito ed è indubbiamente una delle morge più inconfondibili e famose: di notevole interesse sia storico che naturalistico - evidenziato dalla presenza di un importante sito di nidificazione per rapaci sulla cima - ha anche un interesse paleontologico, poiché le calcareniti che la costituiscono sono ricche di fossili marini, tuttora ben visibili a occhio nudo. La testimonianza storica e culturale - legata alle antiche comunità e al fenomeno del brigantaggio - si accompagna al prezioso valore naturalistico e geologico: non capita spesso, ma quando i sassi ci parlano non possiamo che tacere e ascoltare.
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