➔ km 0,0

Limosano

Negli antichi documenti è chiamata “Musanum”, mentre in dialetto locale è conosciuta come “u Musano”: Limosano è un piccolo comune arroccato sulla sponda occidentale del Biferno e si inserisce pienamente in quella tradizione millenaria di uomini che hanno fondato paesi e città lungo i fiumi, attratti dalla fertilità e dalla ricchezza dei luoghi.

Lo racconta non soltanto la storia del borgo ma anche l'origine del suo nome: dal latino limus e satus, letteralmente “limo fertile”. Un’altra possibile etimologia è Limen Samnii, ovvero “porta del Sannio”, l'antica regione - che si estendeva della Campania sino al mare Adriatico - abitata in epoca preromana dai Sanniti. Benché non ci siano ritrovamenti archeologici o documentazioni che attestino un rapporto diretto tra il borgo e i Sanniti, la sua collocazione nella valle del Biferno, la vicinanza a Sepino (antica Saepium, sito archeologico sannita) e lo studio della toponomastica molisana hanno suggerito l’ipotesi di un possibile contatto fra queste due realtà.

La romanizzazione di Limosano avvenne durante e dopo le guerre sannitiche (343-390 a.C.): la storia non ha lasciato grandi tracce di questo processo ma la città era situata in un'area che beneficiava di collegamenti indiretti con le vie romane principali, come la Via Traiana-Frentana, la Via Latina e la Via Minucia. Durante il medioevo Limosano segue la storia del Molise e delle sue dominazioni: l'occupazione longobarda (VI-X), normanna (X-XIII) e infine angioina (XIII-XIV) hanno in comune l’imposizione di un sistema feudale le cui ripercussioni hanno lasciato in eredità modelli di proprietà terriera, di strutture sociali e di rapporti di potere che hanno caratterizzato queste zone sino ai giorni nostri.

Dopo quella angioina, Limosano subì ulteriori dominazioni - aragonese, spagnola, austriaca e borbonica - che mantennero la regione nell'ambito del Regno di Napoli e successivamente del Regno delle Due Sicilie. I nuovi sovrani, pur mantenendo il sistema feudale, cercarono di centralizzare il potere e riformare l'amministrazione, che rimase tuttavia una realtà prevalentemente agricola e sottoposta a numerosi conflitti e difficoltà economiche. Dall’abolizione del feudalesimo - nel 1806 - il borgo patì un lento e crescente fenomeno di spopolamento tutt'oggi in corso.

In tempi più che recenti - e precisamente nel 2013 – Limosano ha vissuto un momento di celebrità mediatica: proprio tra le vie del borgo sono state girate alcune scene del film “Sole a Catinelle” con Checco Zalone, anche se l’immagine stereotipata di un Molise piuttosto antiquato e poco attraente non ha mancato di scatenare alcune polemiche fra gli abitanti del posto.

Limosano: una passeggiata in paese

Visitare Limosano significa intraprendere un viaggio indietro nel tempo per immergersi in una piccola comunità che conserva intatte le tradizioni e la storia del Molise più autentico. Il paese è diviso in due parti: il centro storico - che si innalza su una collina tufacea - è piccolo ma estremamente affascinante per panorami e atmosfere, mentre la parte bassa è più recente e si trova alle pendici del palazzo ducale.

Il centro storico, già parzialmente disabitato negli anni ‘80, è stato completamente abbandonato a seguito del sisma del 31 ottobre 2002: si tratta di una sorta di quartiere fantasma all'interno di un borgo che oggi - complessivamente - conta poco più di 600 abitanti. Nonostante il fenomeno dello spopolamento, una suggestiva passeggiata in centro attraverso strade strette e lastricate di ciottoli accompagna il viaggiatore in un'epoca remota alla scoperta dell'architettura tradizionale molisana, tra caratteristiche case in pietra e scorci che raccontano la secolare storia di questi luoghi.

Merita sicuramente una visita la chiesa di Santa Maria Maggiore, nella parte alta del borgo. L’edificio risale al periodo medioevale (XI secolo) e la sua posizione in collina permette di godere di una vista panoramica sul paesaggio circostante. I vari restauri che ha subito nel corso del tempo rendono il suo aspetto, dal punto di vista architettonico, piuttosto stratificato: il portale reca un'iscrizione latina e la data di restauro, 1755. Il campanile sulla destra, a pianta turrita rettangolare, presenta una parete con arco ogivale che ne attesta le origini medioevali. Gli affreschi della cappella, dedicata al Rosario e sede dell’omonima confraternita, sono invece rinascimentali. All'interno della chiesa si può visitare la cripta con il pavimento a serratura che custodisce mummie scheletriche e lapidi, appartenenti - probabilmente - ai vescovi dell’epoca. La campata vicino all’ingresso espone ancora oggi un organo ligneo e questo non deve sorprendere: Limosano è nota anche per la lavorazione del legno e sono molte le mostre in cui vengono esposte sculture di fattura artigianale.

In piazza Vittorio Emanuele, alle porte del borgo antico, c’è la chiesa conventuale di San Francesco d’Assisi. Fatta costruire nel 1313 dagli Angioini affinché anche a Limosano fosse presente un convento di Francescani Cappuccini e un seminario di teologia per la formazione dei presbiteri, subì ingenti danni con il terremoto del 1805 e durante la seconda guerra mondiale. Le ristrutturazioni non ne hanno modificato lo stile e la sua struttura riflette ancora il carattere architettonico tipico delle chiese francescane dell'epoca, sobrio e armonioso. La chiesa, a navata unica, ha nella parte superiore una tribuna destinata alle donne, il matroneo, e la zona del presbiterio e del coro - intagliato in puro noce - è ornata da cinque medaglioni su tela.

Il castello ducale, probabilmente sorto su un precedente fortilizio longobardo, è stato edificato nel XIII secolo, durante la costruzione della chiesa di San Francesco. Essendo incastonato in un complesso architettonico compatto non è semplice notarlo tra gli edifici circostanti: nel corso del tempo, infatti, ha subito diversi rimaneggiamenti fino a diventare una residenza gentilizia. La fortezza, la cui base è posta direttamente nella roccia della montagna, si eleva su tre piani. L’ingresso è un portale a tutto sesto che s’affaccia direttamente sulla corte interna di forma quadrata, mentre dal lato opposto c’è un secondo ingresso che si trova di fronte alla piccola chiesa di Santo Stefano, edificata leggermente più tardi, alla fine del XIII secolo, su commissione dei feudatari che occupavano il castello ducale; è stata ristrutturata nel 1621 per volontà dell'arcivescovo Orsini.

Intorno alla metà di agosto, dopo aver visitato le bellezze del borgo si può anche approfittare dell'intrattenimento offerto dalla tradizionale Sagra del Fegatello, festa gastronomica che celebra uno dei piatti tipici più conosciuti del Molise - il fegatino d’agnello - cucinato fritto e al pomodoro come prevede la tradizione locale.

©2026 GUIDEITINERA.COM Tutti i diritti riservati

Limosano: questa scheda di approfondimento fa parte di un viaggio più ampio.

Leggi tutte le tappe del viaggio premendo sul bottone qua sotto.

Il Molise in bicicletta

Il Molise esiste: percorrerlo con lentezza svelerà una terra sincera, selvaggia e certamente montuosa

Leggi la guida import_contacts
Limosano: il centro storico al crepuscolo
Limosano: il centro storico al crepuscolo