Nel cuore del Molise, arroccato su un suggestivo sperone di roccia, si trova il piccolo borgo di Pietracupa. Il suo nome non deve ingannare: nulla di cupo o misterioso si nasconde tra le sue vie. Il toponimo deriva dal tipo di roccia calcarea su cui il paese sorge: una morgia, ovvero una formazione rocciosa risalente a 65 milioni di anni fa emersa dal fondale marino a seguito dei movimenti delle placche tettoniche, caratterizzata da grotte e cavità naturali.
Pietracupa significa pietra bucata e deriva dal latino, a testimonianza dell’antichità dell’insediamento - unico nel suo genere - che si sviluppò fin dall’epoca romana in questo difficile contesto geologico. Le cavità naturali della roccia rappresentavano per gli abitanti un riparo sicuro e vennero successivamente adattate a luogo di vita quotidiana: magazzini di raccolta viveri, ripari per gli animali e luoghi di culto.
Oggi la morgia rappresenta il perno intorno a cui ruota la vita del borgo: offre panorami mozzafiato e nasconde al suo interno diverse cavità dove rimangono tracce degli antichi insediamenti. Il suggestivo abitato che si inerpica intorno alla rocca - dominato dal campanile di Sant'Antonio - sembra quasi un presepe, tanto che Pietracupa viene spesso chiamata la Betlemme del Molise.
Le prime tracce di Pietracupa risalgono all'alto medioevo, all’incirca intorno al VI secolo, quando alcuni monaci trovarono rifugio nelle cavità della morgia e vi stabilirono un primo insediamento. Lo sviluppo si ebbe intorno all’anno Mille, quando sulla cima della rocca venne costruito un castello - di cui oggi restano pochissime tracce - e quando i monaci si spostarono all’interno dell’Abbazia di San Pietro in Formoso, distrutta successivamente dal terremoto del 1349. Nel XII secolo i figli di Atenulfo divennero i feudatari del luogo, dominando la regione e dando prosperità e sviluppo al territorio, anche se la loro influenza declinò con l'ascesa degli Hohenstaufen.
Due grandi terremoti, il primo nel 1349 e il secondo nel 1456, compromisero seriamente la vita del borgo distruggendo prima la chiesa di San Pietro in Formoso e in seguito le abbazie di Sant'Alessandro e San Gregorio: i monaci furono costretti a trasferirsi nuovamente nella chiesa rupestre all’interno della morgia fino al 1560, quando fu infine ricostruita la chiesa di San Gregorio intorno alla quale si sviluppò il nucleo abitativo. La ricostruzione del borgo a metà Cinquecento si deve agli antenati delle famiglie ancora esistenti: intorno alla rocca - non più abitata - sorsero nuove abitazioni, si organizzò l’Università e venne fondato un Pio Ospedale per il ricovero dei viandanti e dei bisognosi.
Nella seconda metà del Seicento l'Università e il Pio Ospedale fecero scavare nella roccia la nuova chiesa di Sant'Antonio Abate a cui facevano capo i Monti frumentari, un’istituzione amministrata da laici con l’obiettivo di prestare sementi ai bisognosi di dare impulso all’economia, che ne ebbe un certo beneficio nonostante la terribile carestia del 1764, che purtroppo uccise gran parte della popolazione.
Nel corso dei secoli successivi, la storia di Pietracupa è caratterizzata da dominazioni straniere, conflitti e cambi di potere: è stata dominio feudale di molte famiglie, tra cui figurano quelle dei De Molisio, dei De Regina, degli Eboli di Castropignano e dei Francone, che governarono su Pietracupa dal 1676 al 1810, anno in cui finì il rapporto feudale e iniziò un periodo di trasformazione ed emancipazione. Venne costruito il cimitero, arrivò l’elettricità pubblica, vennero potenziati i collegamenti stradali. Iniziò però anche la grande emigrazione, con buona parte della popolazione attratta dalle migliori condizioni di vita e opportunità lavorative delle grandi città, Roma e Napoli fra tutte.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale l'emigrazione riprese e oggi si trovano diversi nuclei di pietracupesi negli Stati Uniti e in varie città e nazioni del mondo. Il borgo conta oggi meno di 200 abitanti stanziali, ma molte famiglie tornano in paese in occasione delle festività e nel periodo estivo, memori delle origini, delle tradizioni e delle bellezze del luogo.
Impossibile non notare - alla sommità del borgo di Pietracupa - la chiesa di S. Antonio Abate: di grande interesse storico, svetta sulla rocca e domina il territorio circostante. Si trova lungo un percorso a scalini che dal basso portano nella parte alta del borgo e sembra quasi circondata e protetta dalla roccia nella quale è incastonata, che le fa da contorno e la avvolge.
La costruzione della chiesa risale alla fine del Seicento e - come tutto ciò che caratterizza la morgia - anch’essa è scavata in parte all’interno della rupe: costruita in pietra, ha la cosiddetta facciata a capanna - ovvero con due soli spioventi - e un unico portale sopra il quale tre finestrelle lasciano filtrare la luce all’interno. Il sagrato è praticamente inesistente e l’ingresso si trova lungo la scalinata del paese. In origine il pavimento era di nuda roccia e si possono ancora scorgere diversi altari che si allineano a sinistra e a destra dell’abside. L'altare centrale - rialzato rispetto al pavimento - è costituito da un unico masso di marmo. Il campanile è staccato rispetto all’edificio principale e si trova in posizione più elevata, sul lato sinistro.
L’attrazione principale di Pietracupa è però indubbiamente l’antica cripta rupestre, vero e proprio tesoro nascosto sotto sant'Antonio Abate, alla quale si accede tramite una scalinata. Originariamente utilizzato come semplice rifugio naturale, scavato all’interno di una grotta millenaria, nei secoli questo sito è stato adibito a magazzino, lazzaretto, avamposto militare, tribunale, luogo di culto e persino discarica, adattandosi ai bisogni e alle vicende della comunità ma conservando sempre la sua conformazione originale. Tra le destinazioni d'uso più inconsuete figurano sicuramente: luogo per le esecuzioni capitali all'epoca dell'Inquisizione - ancora oggi si intravedono i fori per le catene e gli appoggi delle travi per le impiccagioni - e rifugio antiaereo durante la Seconda Guerra Mondiale.
Solo di recente - precisamente nel 1977 - la grotta fu recuperata e adibita a chiesa: grazie alla pianta circolare e alle pareti completamente scavate nella roccia l’atmosfera che si respira è di suggestiva sacralità e raccoglimento. Le sedute sono disposte in cerchio attorno all’altare centrale, ricavato da un’antica macina da mulino. Sospeso sull’altare si può ammirare un prezioso crocifisso ligneo senza braccia risalente al 1500. La colonna sul retro, utilizzata come tabernacolo, era originariamente una croce stazionaria all’esterno della chiesa di San Gregorio.
Oggi la chiesa rupestre - a causa della sua instabilità - è visibile solo da un affaccio e viene di rado aperta al pubblico come luogo di culto - per alcune ricorrenze religiose - e per ospitare eventi culturali e concerti, grazie all’ottima acustica dovuta alla sua pianta circolare.
Ai margini del borgo di Pietracupa si trova la bella chiesa di San Gregorio Magno, da poco riaperta al pubblico a seguito del terremoto che ha colpito il Molise nel 2023. La zona sismica ha compromesso l’edificio più volte nel corso dei secoli: edificata nel 1360, venne distrutta meno di cento anni dopo e ricostruita nel 1560, come si legge in un affresco a destra dell’altare che raffigura le sante Agnese e Lucia. Dell’edificio originale restano poche tracce, qualche capitello e acquasantiera e un architrave sopra la porta posteriore che riporta la data del 1360.
Nel periodo natalizio l’atmosfera suggestiva del borgo si accende grazie ai cartocci e alle ‘ndocce: la sera della vigilia gli abitanti posano sui davanzali dei piccoli lumi a vento - chiamati cartocci - e lungo le strade del paese si svolge l’antica processione delle ‘ndocce, gigantesche torce a forma piramidale coronate da rami di alloro e di cipresso. Le ‘ndocce vengono fatte ardere in ricordo della notte gelida in cui è nato Gesù mentre la chiesa rupestre ospita una suggestiva messa con canti lirici e nenie di zampognari.
Durante il Carnevale non si può perdere la tradizionale processione lungo le vie del borgo: gruppi di diavoli mascherati - vestiti di sacchi di iuta - scuotendo campanacci e forche processano un fantoccio, che viene infine fissato ad un filo metallico e gettato tra le fiamme. Invece la Festa dell’Uva - a ottobre - richiama molti visitatori e celebra la vendemmia con sfilate e degustazioni: la processione di carri allegorici lungo le vie del borgo accompagna musica e danze popolari.
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Pietracupa: questa scheda di approfondimento fa parte di un viaggio più ampio.
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Il Molise esiste: percorrerlo con lentezza svelerà una terra sincera, selvaggia e certamente montuosa
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