07

San Martino in Pensilis

Termoli

Tappa 07
L: 20,7 km D: 71 mt+
San Martino in Pensilis
Portocannone
Campomarino
Termoli
2.3 4.6 6.9 9.2 11.5 13.8 16.1 18.4 20.7

in bicicletta da San Martino in Pensilis a Termoli

➔ km 5,5

Portocannone bookmark

Borgo che consacra la sua vocazione agricola nella coltivazione di grano e ulivi - tanto da essere incluso nell’associazione nazionale “Città dell’olio” - Portocannone sorge su un verde colle che già sa di mare, sulla riva destra del fiume Biferno. Come altri paesi molisani, anche in questo comune del basso Molise - che conta quasi tremila abitanti - da almeno cinque secoli si custodisce e si mantiene vive la cultura folklorica e linguistica arbëreshë. Non è un caso che il cognome più diffuso a Portocannone - Manes - sia proprio di origine albanese.

Sulle origini del suo particolare toponimo vi è una curiosa leggenda: si narra che nel 1420 dei mercanti ambulanti si stabilirono permanentemente in questo luogo, portando in dono un cannone al capo della comunità. Meno fantasiosamente - e più probabilmente - i vari nomi che ha assunto il paese, tra cui Portacandesium e Portacanduni, suggeriscono la derivazione da Porta Candoris. Questa "porta del candore, dello splendore" era verosimilmente la porta principale d'entrata al borgo antico: segno distintivo della città, veniva chiusa da enormi battenti di chiaro e splendente legno di rovere.

Le origini di Portocannone risalirebbero alla metà dell’XI secolo, quando una colonia di latini si stabilì in una zona denominata “Castelli”, nei pressi dell’attuale cimitero comunale. Distrutta dal terremoto del 1456 - come la maggior parte dei borghi di quest’area - Portocannone rifiorì grazie a una comunità di profughi albanesi a partire dalla fine del XV secolo e per gli anni a seguire. Leggenda vuole che - dopo essere approdati sulle coste adriatiche - i primi coloni si trovarono in difficoltà nella scelta del luogo in cui edificare una città, data la vastità delle aree circostanti. Si affidarono quindi ad un carretto trainato da buoi su cui posarono un’effigie della Beata Vergine di Costantinopoli: le bestie si spinsero tra le colline circostanti e si fermarono presso il bosco dei Ramitelli. I coloni intuirono che quello era il luogo giusto dove erigere una chiesa e stabilire la propria comunità. La presenza di questi nuovi ospiti portò con sé due grandi novità nei paraggi: la prima fu il cambio di nome del paese - “Portkanuni” e quindi “Portocannone - mentre la seconda fu la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna di Costantinopoli.

Portocannone: una visita in paese

L’edificio che per primo si staglia davanti allo sguardo del visitatore è il Palazzo Baronale, anche detto Palazzo Tanasso. Eretto tra il 1735 e il 1742 dal barone Carlo Diego Cini, ha più l’aspetto di una fortezza che di una villa nobiliare, perlomeno a giudicarne gli esterni: a pianta quadrangolare e circondato da possenti mura, ospita al pian terreno gli originali magazzini per il grano e per le provviste; al primo piano si trovano gli appartamenti padronali decorati con affreschi e mobili d’epoca splendidamente conservati, mentre salendo fino all'ultimo piano si giunge all’ampio terrazzo porticato, da cui è possibile ammirare l’elegante giardino e il paeaggio circostante. Il merito della conservazione e del restauro del Palazzo Baronale va alla famiglia Tanasso, che acquistò l'edificio nel 1835 e ne detiene tutttora la proprietà.

Poco distante dal Palazzo Baronale si trova il punto di ingresso nel cuore più antico e prezioso di Portocannone: la Porta Urbica di Borgo Costantinopoli. È un arco in pietra a tutto sesto, decorato con dipinti raffiguranti le tradizioni e le usanze arbëreshë, segno tangibile del forte legame con il popolo albanese. Alla sommità si trova una torre quadrangolare, con archetti pensili e iscrizioni in marmo lungo la sua altezza.

Nel cuore di Borgo Costantinopoli si trova uno degli edifici più belli e venerati del borgo: la chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo. Costruita nel XVI secolo, custodisce al suo interno opere di pregevole valore: il cinquecentesco e miracoloso quadro della Beata Vergine Maria Santissima di Costantinopoli, il battistero ottagonale in quercia intagliata, infine la splendida volta affrescata con passi biblici e riproduzioni di opere di grandi artisti, come Leonardo da Vinci e la sua Ultima Cena.

Tradizioni e gastronomia

La manifestazione folclorica tipica di Portocannone è la corsa Carrese, una gara tra carri trainati da buoi che viene disputata dalle tre fazioni concorrenti del borgo. Questa manifestazione - organizzata in giorni diversi anche a San Martino in Pensilis, Ururi e Chieuti - a Portocannone si svolge il primo lunedì successivo alla Pentecoste e - seguendo il tragitto lungo tre chilometri che unisce il bosco dei Ramitelli alla Porta Urbica di Borgo Costantinopoli - rievoca lo sbarco in Molise dei primi profughi albanesi. Il giorno seguente i tre carri dei partecipanti vengono addobbati e partecipano alla processione religiosa lungo le vie del paese; è proprio in questa occasione che il carro vincitore avrà l'onore di condurre in processione la riproduzione del miracoloso dipinto della Vergine di Costantinopoli.

I piatti tipici di Portocannone coniugano la tradizione culinaria molisana con quella albanese. Tra le ricette più gustose troviamo: il Bakalla i rakanuot, ovvero il baccalà gratinato; la Gjimaveja che è una minestra di brodo d’agnello consumata solitamente nel penultimo giorno di Carnevale; infine il Kardhunt ka brodi, lo squisito brodo con i cardi.

La cultura Arbëreshë

APPROFONDIMENTI

La comunità arbëreshë è una minoranza etno-linguistica albanese stabilitasi in Italia tra il XV e il XVIII secolo. La prima emigrazione albanese ebbe luogo nel 1461 quando re Ferdinando I d'Aragona, in guerra contro gli Angioini del Regno di Napoli, ottenne l'aiuto di Giorgio Castriota Skanderbeg - l'eroe nazionale albanese - che combatté per la libertà del suo popolo contro i Turchi. La guerra fu vinta dagli Aragonesi ma alla morte di Skanderbeg - nel 1468 - seguì la devastante rappresaglia ottomana.

Molti albanesi traversarono l'Adriatico, certi di ottenere la protezione del Regno di Napoli in virtù dei servigi che il principe Skanderbeg aveva reso a Ferdinando: una volta sbarcati si stabilirono in zone rurali e disabitate e - col passare degli anni - organizzarono comunità solide dedite al duro lavoro.

La comunità arbëreshë oggi

Nell'odierna Italia le aree più interessate si trovano nelle regioni meridionali e insulari, per un totale di cinquanta centri abitati. La zona più interessata è la provincia di Cosenza - in Calabria - ma anche la Puglia, la Basilicata, la Campania, il Molise e la Sicilia possono vantare la presenza di queste comunità in molti dei loro paesi: una tra le località arbëreshë più importanti è Piana degli Albanesi, nel palermitano, dove è stanziata una comunità assai influente dal punto di vista culturale e identitario.

La cultura arbëreshë è un connubio felice tra le tradizioni albanesi e quelle del Sud Italia sia per quanto riguarda le abitudini culinarie, sia per le feste e i costumi. Sono comunque stati conservati alcuni capisaldi che rimangono tuttora inviolati: uno di questi è la celebrazione del rito bizantino, tipico della Chiesa Cattolica orientale, che è ancor oggi presente in moltissime parrocchie dei comuni arbëreshë.

Altro grandissimo patrimonio è la conservazione della lingua arbëreshë, che fa parte della macro-lingua albanese ma che ha assorbito gli influssi e le varianti dialettali dell’Italia meridionale. Benché sia un idioma prevalentemente orale, questa lingua è stata nobilitata da artisti e intellettuali che hanno prodotto opere con il fine di conservarla e trasmetterla alle nuove generazioni. Dal 1999 l'arbëreshë è tra le lingue riconosciute e tutelate in Italia, mentre nel 2020 la cultura e le tradizioni degli albanesi sono state candidate alla lista dei Patrimoni orali e immateriali dell’umanità dell’UNESCO.

➔ km 11,4

Campomarino bookmark

Campomarino è una delle principali località della costa molisana assieme a Montenero di Bisaccia, Petacciato e Termoli. È la località marittima più a sud della regione, la prima che si incontra provenendo dalla Puglia. Il suo territorio si estende dalle dolci colline fino alle acque del mare dove - oltre al paese principale - possiamo trovare anche le sue quattro frazioni: Campomarino Lido, Nuova Cliternia, Ramitelli e Contrada Arcora. Assieme a Ururi, Portocannone e Montecilfone, Campomarino è uno dei comuni molisani di lingua e cultura arbëreshë, la tradizione secolare di origine albanese giunta in Italia dopo l’invasione turca del XV secolo.

Col tempo la sua vocazione agricola è stata affiancata dalla vivace attività turistica e marittima, tanto da fargli ottenere prestigiosi riconoscimenti quali il titolo di “Città del vino” e “Città dell’olio” e - non meno importante - la Bandiera Blu per la pulizia e la limpidezza delle sue acque. Lungo il litorale si trovano alcune aree protette che comprendono le famose dune sabbiose abitate da tartarughe marine e uccelli migratori, oltre a meravigliose specie di fiori dai colori variopinti che resistono alle particolari condizioni climatiche della zona.

Campomarino: un po' di storia

Le origini di Campomarino sono molto antiche, tanto da intrecciarsi con le pagine dell’epica classica narrata da Omero. Si narra infatti che l’eroe Diomede, di ritorno dalla guerra di Troia, sia approdato su queste coste e abbia sposato la principessa Ecana, figlia del re Dauno, divenendo signore di un vasto territorio che comprendeva anche Campomarino. Dopo la sua morte l’eroe fu sepolto nelle vicine isole Tremiti, chiamate da allora anche Diomedee.

Stando alle fonti e agli studi del 1980 relativi al ritrovamento di resti, questa zona era popolata sin dall’età del bronzo nella località di Arcora, che all'epoca si trovava sopra al livello del mare in una strategica posizione di dominio e controllo delle coste. In epoca romana il territorio di Campomarino faceva probabilmente parte dell'antica e fiorente città di Cliternia Frentana, attiva dal periodo repubblicano fino a tutto il periodo imperiale.

Distrutta più volte dalle invasioni barbariche dei Goti, fu in epoca medievale che Campomarino tornò a costituirsi come borgo fiorente grazie ai Normanni, ai Longobardi e agli Angioini con la famiglia d’Alneto. Nel 1456 un violento terremoto rase completamente al suolo il paese ma - poco tempo dopo - il feudo venne ripopolato e ricostruito da una folta comunità di profughi albanesi, giunti sulle coste adriatiche per scampare dall’invasione turco-ottomana. Furono proprio gli albanesi a ribattezzare il borgo con il suo attuale toponimo - dal nome Kemarini che significa proprio “campo sul mare” - e a far circolare e vivere la tradizione arbëreshë fino ai giorni nostri. Col passare del tempo sempre più territori molisani e pugliesi vennero abitati da coloni albanesi, creando un clima di virtuosa sinergia con le comunità locali. Dal 1503 Campomarino passò sotto la gestione della nobile famiglia di Sangro fino all’abolizione del feudalesimo.

In epoca moderna, tra il 1940 e il 1943 e quindi nel pieno del secondo conflitto mondiale, il borgo fu uno dei comuni del Molise destinati dalle autorità fasciste all’internamento civile di molti ebrei, sfrattati dalle loro città e dalle proprie case. Con l'arrivo dell'esercito alleato - nell'ottobre 1943 - gli internati poterono finalmente raggiungere i territori liberati dell'Italia meridionale. Dal 1944 il territorio di Campomarino fu uno dei più utilizzati dal Foggia Airfield Complex, la rete aeroportuale alleata che risultò decisiva nelle missioni aeree svolte durante le fasi finali della guerra.

Campomarino, il borgo dipinto

Il legame di Campomarino con la storia e le tradizioni arbëreshë gli hanno fatto guadagnare a pieno merito il titolo di “borgo dipinto”: nel centro storico le facciate e i muri di molte case sono affrescate con murales realizzati dell’artista locale Liliana Corfiati. Queste opere rappresentano scene della vita quotidiana e delle tradizioni arbëreshë: i mestieri tradizionali, i rituali della comunità come la "serenata d'amore", un matrimonio in costume tradizionale, un gruppo di giovani impegnati nella raccolta delle olive - coltura tradizionale di questi luoghi. Non solo, sono anche raffigurati episodi a carattere storico con protagonista Giorgio Castriota Skanderbeg - l’eroe nazionale albanese che fermò l’avanzata dei turchi - e a tema mitologico come quelli dedicati all’eroe omerico Diomede.

Una passeggiata in paese

Il borgo di Campomarino custodisce le tracce e i tesori del passaggio dei secoli e delle genti che lo hanno vissuto e fatto vivere. Dalle prime costruzioni medievali fino all’influsso albanese - per giungere infine ai contributi contemporanei - passeggiare tra le vie di questo piccolo comune molisano regalerà un viaggio ricco di scoperte nascoste tra gli intriganti sentieri del tempo.

La chiesa di Santa Maria a Mare - in via Santa Cristina al numero 70 - è uno degli edifici più antichi di Campomarino. Costruita tra il XII ed il XIII secolo in stile romanico è stata restaurata nel 1710: dell’impianto primitivo sono conservati due absidi in pietra arenaria decorate con motivi vegetali e alcuni elementi squisitamente romanici. A causa delle incurie e dei numerosi danni causati dal terribile terremoto del 1456, l’attuale aspetto della chiesa risulta di impianto settecentesco a navata unica.

Durante i lavori di restauro del 1975 è stata scoperta un’antichissima cripta - probabilmente preesistente alla chiesa - che rappresenta il tesoro più prezioso di questo complesso. Proprio dalla sua forma rettangolare a tre absidi è possibile farsi un’idea di come poteva apparire l’impianto architettonico prima del restauro settecentesco. Risulta evidente che questa cripta è stata frequentata e ristrutturata nel corso dei secoli: ne sono testimonianza i frammenti degli affreschi quattrocenteschi e - in modo particolare - quello meglio conservato che rappresenta san Nicola in abiti episcopali e san Demetrio intento a combattere contro un turco.

L'esplorazione della città non può tralasciare uno dei centri più importanti della cultura campomarinese: si tratta dell’ottocentesco Palazzo Norante, sede della biblioteca intitolata al pittore albanese Ibrahim Kodra che - per gran parte della sua vita - operò in Italia e venne riconosciuto e apprezzato a livello internazionale da artisti quali Renato Guttuso e Pablo Picasso. All’interno del palazzo è allestito un piccolo museo dove sono esposte alcune delle sue opere.

Come ultimo suggerimento - ma non per importanza - il viaggiatore particolarmente curioso e intraprendente potrebbe approfittare di un giorno di pausa e visitare due luoghi diametralmente opposti nel tempo e nello spazio, lontani dal centro storico. Il primo è il villaggio in località Arcora, di epoca protostorica e a breve distanza dal mare: qui sono stati rinvenuti i resti di palizzate e strutture abitative parzialmente interrate ma perfettamente riconducibili ai primissimi insediamenti abitativi dell’età del bronzo.

Il secondo luogo è ciò che resta dell’Aeroporto Ramitelli, costruito a Campomarino dall’esercito statunitense nel 1944 e rimasto attivo fino al termine del conflitto. A questo luogo sono legati due fatti storici: innanzitutto fu incaricato della gestione di ben quindici assi di guerra e - inoltre - fu utilizzato dal XV Air Force 332d Fighter Group, famoso per essere stato il primo al mondo formato anche da piloti afroamericani.

Tradizioni e gastronomia

L'economia di Campomarino si basa prevalentemente sull'agricoltura: si coltivano grano duro, olivi, vitigni, pomodori e angurie, particolarmente rinomate in questo territorio. Un importante settore produttivo è la viticoltura: nel territorio campomarinese hanno sede diverse cantine che producono vini rossi e bianchi, tra cui il Molise Doc, il Biferno Doc e il Terre degli Osci Igp. Tra i piatti tipici, le specialità da assaggiare sono la zuppa di pesce con piselli e la cipollata, un contorno gustoso a base di cipolle, pomodoro e lardo.

Molte sono le manifestazioni che si svolgono durante l’anno. Innanzitutto la festa di Santa Cristina - patrona del paese, che dura tre giorni (dal 23 al 25 luglio) e che, oltre alla solenne processione del 24, prevede concerti bandistici, stand fieristici e giochi pirotecnici ogni sera. Inoltre è proprio dalla frazione di Nuova Cliternia che parte la storica corsa di carri detta “Carrese”, che si conclude nel centro del paese vicino - San Martino in Pensilis - di cui la corsa è originaria.

nightlife Palio delle Oche

Prezzo: gratuito

Dove: in piazza Vittorio Veneto a Campomarino (CB)

Quando: ultima domenica di aprile

Malgrado la sua recente istituzione - si parla del 2019 - il Palio delle Oche attira di anno in anno sempre più appassionati, che non perdono l'occasione di assistere a questa curiosa manifestazione dalle profonde radici storiche.

La leggenda narra che alla fine del XV secolo Campomarino fu sanguinosamente assediata dai Turchi. L'eroe albanese - il principe Skanderberg - fu chiamato dagli Aragonesi per liberare la città e le oche, starnazzando spaventate, avvisarono la popolazione della battaglia in corso. Gli abitanti, ancora spaesati e confusi, seguirono i pennuti e si salvarono trovando rifugio davanti alla chiesa, proprio sotto alla statua di san Vincenzo Ferreri: è proprio l'ultima domenica di aprile - per celebrare il santo - che in piazza Vittorio Veneto si raduna tutto il borgo in festa.

Per un giorno Campomarino si trasforma in un villaggio medievale e si tinge dei colori sgargianti delle sue nove contrade. Il Magister Anseris - venerato e rispettabile maestro di cerimonia - apre le danze del corteo storico: musicisti, sbandieratori, paggetti e gruppi storici - anche dai comuni limitrofi - si radunano in piazza per la Benedizione delle Oche e il Giuramento dei Conduttori. È tutto pronto per la competizione: la prima oca a raggiungere il sagrato della chiesa di Santa Maria a Mare regalerà alla contrada vincitrice l'onore di sfilare per le vie del paese, nel corso della colorata e suggestiva parata finale.

Il Biferno Doc

IN CANTINA

Da Termoli fino al Lago di Guardialfiera e da Larino di nuovo a Termoli, il viaggiatore che attraversa il Molise avrà spesso accanto il fiume Biferno, che dà nome al vino che si produce nei comuni attraversati dal corso d'acqua e in quelli limitrofi. Vigneti allevati nella forma tradizionale "a tendone" si alternano ai filari a spalliera e forniscono le uve per la produzione del vino Doc Biferno, istituito nel 1983.

Il disciplinare di produzione prevede le tipologie rosso e rosato, ottenuto fino all'80% da uve di Montepulciano, che è la varietà in assoluto più coltivata in Molise. Quel che rimane è l'Aglianico e - a discrezione del produttore per un massimo del 20% - di altre varietà di uva rossa autorizzate dalla regione Molise. Esiste anche la tipologia bianco che si ottiene invece con il 70-80% di uva bianca della varietà Trebbiano - la varietà a bacca bianca più diffusa in regione - a cui si aggiungono altre varietà a bacca bianca autorizzate. Per il Biferno Doc Rosso si può utilizzare la menzione di Superiore per vini con un titolo in alcool superiore a 12,5% e di Riserva per i vini con un grado alcoolico minimo di 13%, sottoposti ad un minimo di 3 anni di invecchiamento prima di essere messi in vendita.

Il Biferno Doc Rosato si presenta alla vista con un bel colore rosato che varia per intensità da molto tenue fino ad un deciso rosa intenso cerasuolo, che ricorda appunto il colore della ciliegia. Il Montepulciano come uva si presta bene come materia prima per fornire intensi rosati con profumi di ciliegie, mora e frutta di bosco in generale. La presenza dell’Aglianico contribuisce con profumi di spezie e piacevoli note vegetali fresche. In bocca si distingue una piacevole nota alcolica ben bilanciata da una giusta e ben percepibile acidità.

Il Biferno Doc Rosso generalmente si presenta con un colore rosso rubino molto intenso - quasi impenetrabile - con riflessi che tendono al granata soprattutto nella versione “Riserva”. I profumi ricordano frutta rossa matura che tende alla confettura, specialmente nelle versioni “Superiore” e “Riserva”. Sono decisi gli aromi di spezie, noce moscata e chiodi di garofano, fino a note tostate di caffè e vaniglia nel caso si utilizzino botti di legno per l’affinamento del vino “Riserva”.

Infine il Biferno Doc Bianco risulta un vino dal colore giallo paglierino con riflessi dorati, in cui l’intensità della colorazione può subire leggere variazioni in base all’utilizzo di altre varietà di uva bianca che possono essere utilizzate insieme al Trebbiano. I profumi tendono alla frutta - come pera e banana - con piacevoli note di erbe aromatiche tra cui spiccano basilico e salvia. In bocca l’acidità contribuisce alla nota fresca e sul finale il vino è piacevolmente amarognolo.

Cultura Arbëreshë: il paese bilingue Ururi (CB)
Cultura Arbëreshë: il paese bilingue Ururi (CB)
Campomarino, il borgo dipinto
Campomarino, il borgo dipinto

Mangiare e dormire

icon
icon
icon
icon
icon
icon
icon
➔ 11,2
+0,1

Villa Del Mare 
location_on Via Palmiro Togliatti, 22 — Campomarino (CB)

Prezzo add_circleadd_circleradio_button_unchecked  call +393333731668  

Graziosa casa indipendente disponibile in soluzione appartamento o 3 stanze private. A disposizione degli ospiti un giardino, una cucina e una sala comuni e una terrazza.

icon
➔ 11,5

Trattoria Da Nonna Rosa 
location_on Via Biferno, 41 — Campomarino (CB)

Prezzo add_circleadd_circleradio_button_unchecked  call +390875539948  person facebook.com  

Trattoria che propone piatti della tradizione molisana e pugliese sia in chiave tradizionale che sperimentale. Rinomato per la carne alla griglia.

Mangiare e Dormire

icon Alberghi e Hotel
icon Rifugi, B&B e Ostelli
icon Campeggi
icon Ristoranti e Trattorie
icon Bar e Panini
icon Alimentari e Market

Chiese e Monumenti

icon Chiese e Monasteri
icon Monumenti e Storia
icon Castelli e Ville
icon Musei e Gallerie
icon Modernità e Industria

Meraviglie della Natura

icon Laghi e Fiumi
icon Montagne e Vette
icon Parchi e Boschi
icon Mari e Spiagge
icon Canyon e Scogliere

Viaggiare ed Esplorare

icon Imperdibile curiosità
icon Patrimonio UNESCO
icon Sagre e Festival
icon Escursioni
icon Ciclovie

Servizi e Informazioni

icon Tutti i servizi
icon Ufficio del Turismo
icon Treni
icon Autobus
icon Ciclofficine

Raccomandazioni e Avvisi

icon Fondo difficile
icon Strada pericolosa
icon Incrocio pericoloso
icon Tunnel e Gallerie
icon Attenzione agli orari
icon Avviso generico