04

Trivento

Limosano

Tappa 04
L: 45,8 km D: 965 mt+
Trivento
Salcito
Bagnoli del Trigno
Pietracupa
854 mtS. Angelo Limosano
Limosano
5.1 10.2 15.3 20.4 25.5 30.6 35.6 40.7 45.8

in bicicletta da Trivento a Limosano

icon

Escursioni al km 6,2

Qui il percorso incrocia il regio tratturo Celano-Foggia, antica via di transumanza lunga circa 200 km che collega Celano (Abruzzo) a Foggia (Puglia). Oggi una parte della vasta rete di tratturi è stata riconvertita in percorsi escursionistici che attraversano numerosi luoghi suggestivi e remoti del sud Italia.

➔ km 8,0

Salcito bookmark

Quasi a ridosso del confine con l’Abruzzo, a più di 600 metri sul livello del mare, sorge il borgo di Salcito: il fiume Trigno lo costeggia a valle e numerose morge punteggiano le campagne circostanti. Poco distante, il regio tratturo Celano-Foggia suggerisce al viaggiatore che il profondo Molise non è ormai lontano.

Le ipotesi sull'origine del nome sono varie: si pensa derivi dal longobardo Salectu in quanto nel territorio vi era una “sala”, probabilmente un edificio composto da un unico ambiente nel quale si distribuivano le rendite fondiarie. Altre fonti parlano di una somiglianza con salice: date le caratteristiche idrogeologiche del territorio, la zona poteva essere ambiente ideale per questo tipo di alberi. Durante il periodo normanno e svevo il borgo fu chiamato Salicitum, per poi divenire Castrum Saliciti nel XV secolo e infine Salceto.

Quale che sia la vera origine del suo nome, si ritiene plausibile che fu proprio attorno a quella sala, luogo di scambi, che i longobardi costruirono un primo nucleo abitato. Venne probabilmente eretto come avamposto fortificato al tempo del duca Adalgiso o Adelchi di Benevento, che nell’anno 878 mise sotto assedio Trivento caduta in mano ai Saraceni. Tanti furono i proprietari feudali che si spartirono il territorio di Salcito nei diversi secoli, forse per la sua posizione non troppo distante dal tratturo Celano-Foggia, preziosa via di collegamento e di scambio merci. Tra le famiglie più importanti che dominarono il borgo si ricordano i d’Evoli, i Pietravalle, i Di Capua, i Galluccio e infine i de Regina. Nel 1654 Salcito divenne proprietà del marchese Paolo Francone, che scelse questo borgo come centro dei vasti possedimenti dei Francone in Molise.

Visitare Salcito e i suoi dintorni

Il devastante terremoto del 1456 - lo stesso che rase al suolo la vicina Agnone - colpì aspramente anche Salcito, privandola da un giorno all'altro della sua secolare storia e di buona parte dei suoi edifici medievali. Non è un caso che il maggior edificio storico civile presente in paese - il palazzo baronale Mascione - fu eretto successivamente al sisma, e più precisamente nel 1492.

Edificio di rilievo posto nella parte alta del borgo antico è la chiesa di San Basilio Magno. Con il suo campanile a torre e una facciata del XVI secolo è una discreta opera di architettura sacra che racchiude un piccolo tesoro al suo interno: un capitello con decori vegetali di epoca romanica rinvenuto nei dintorni di Salcito. Alle spalle di San Basilio si trova l’antico forno del paese e nei paraggi si può leggere una pandetta - ovvero un’iscrizione sul pietra - con istruzioni e regole riguardo alla cottura del pane, dato che un tempo vi era una decima da pagare al barone per l’utilizzo del forno. Fu probabilmente per evitare questa tassa che i molisani - e non solo - inventarono la cottura detta “sotto la coppa”, dove il cibo cuoce nascosto sotto la brace protetto da un coperchio di metallo.

Passeggiando lungo le strade del borgo è la chiesa di San Rocco, con i suoi imponenti finestroni, a catturare l’attenzione del viaggiatore: posta sopra una scalinata, offre un belvedere da cui poter ammirare un affaccio suggestivo sulla valle del Trigno. La chiesa fu voluta dal parroco Don Antonio Lalli agli inizi del 1800 perché quella di San Basilio era diventata troppo piccola per la cittadinanza: tutti gli abitanti si impegnarono per costruire personalmente la chiesa, portando in spalla o sulla testa pietre e mattoni. Quando il parroco morì si fermò anche il cantiere e l’edificio non venne completato di tetto e mura esterne: solo negli anni 2000 i lavori sono stati conclusi e la chiesa è stata finalmente consacrata.

I dintorni del paese sono dedicati alle bellezze naturali che raccontano di un lontano passato. Innanzitutto la Morgia Pietravalle, anche conosciuta come Morgia dei Briganti: un'affascinante roccia simbolo del Molise più autentico. A due chilometri dal centro abitato troviamo la placida Fonte del Trocco, antica sorgente di acqua pura vicino alla quale sorge una rilassante zona ristoro. Alla stessa distanza dal paese ma in altra direzione si incrocia il tratturo Celano-Foggia, millenaria pista di passaggi e commerci, per una tranquilla camminata lungo un percorso costellato di cascine, chiese pastorali e piccole borgate.

Prima di rimettersi in viaggio rimane giusto il tempo per un'ultima curiosità su Salcito, un’usanza assai peculiare che si ripete - ogni anno - il 14 giugno in onore del patrono San Basilio: la benedizione dei taxi provenienti da Roma. Questo insolito evento nasce dall’origine salcitana di molti tassisti, che si trasferirono nella capitale durante gli anni dell'emigrazione. Tuttora legati alle origini e alle tradizioni, una volta all'anno gli autisti si danno appuntamento nel paese natìo per festeggiare: nel corso della giornata il viaggiatore distratto potrebbe pensare di aver sbagliato un bivio - chissà dove, chissà quando - e dopo lungo andare essersi ritrovato per errore nella Città Eterna.

➔ km 17,8

Bagnoli del Trigno bookmark

Bagnoli del Trigno, tanto bella da essere soprannominata la "Perla del Molise", è un'affascinante cittadina in provincia di Isernia situata a ridosso di un imponente massiccio roccioso che sovrasta la valle del fiume Trigno. Proprio a causa di questa sua particolare posizione il paese è diviso in due zone ad altitudini diverse: la "Terra di Sotto", a 660 metri sul livello del mare, e la "Terra di Sopra", che raggiunge i 783 metri nel suo punto più alto.

Bagnoli del Trigno è un vero e proprio gioiello architettonico dove elementi gotici, barocchi e medievali si intrecciano armoniosamente, creando un'atmosfera unica: le viuzze pittoresche e tortuose - che si arrampicano letteralmente sulle rocce - portano a panorami da cartolina e arrivano fino ai resti di un castello longobardo che domina le case da uno sperone di roccia.

La nascita del borgo non ha un’origine certa ed è difficilmente documentabile. Intorno alla sua fondazione si narrano alcune leggende: il borgo potrebbe essere stato fondato da un cavaliere che aveva trovato refrigerio e si era dissetato bagnandosi nelle acque del fiume Trigno; oppure, il nome potrebbe derivare da un antico complesso termale - "Balneoli" - intorno a cui sorsero le prime abitazioni; infine, c'è chi sostiene che il paese sia nato durante le invasioni barbariche, quando alcune tribù cercarono rifugio sotto il grande sperone di roccia che ancora oggi caratterizza la conformazione del borgo. Una delle poche fonti certe è il ritrovamento - in contrada Vicenne, a circa due chilometri dal paese - di alcune tombe databili tra il IV e gli inizi del III secolo avanti Cristo.

Successive testimonianze storiche risalgono al Medioevo, quando il feudo faceva parte del Contado del Molise: come tanti borghi delle valli molisane, anche Bagnoli nel corso dei secoli ha subito la dominazione da parte di diverse famiglie nobiliari, diventando successivamente parte del Regno di Napoli e quindi del Regno d'Italia.

Nel Novecento vengono introdotte in paese alcune importanti innovazioni, come l’acquedotto e l’illuminazione idroelettrica: ciononostante, anche Bagnoli subisce il progressivo e inesorabile spopolamento che vede centinaia di cittadini migrare verso le grandi città italiane. Ad esempio Roma, dove i bagnolesi trovano lavoro come stallieri o vetturini delle storiche “botticelle” romane, piccole carrozze trainate da cavalli. Questa tradizione di impiego come conducenti ha portato ad avere ancora oggi molti degli autisti di taxi romani originari di Bagnoli del Trigno e degli immediati dintorni.

Castello Sanfelice e chiesa di San Silvestro: la Terra di Sopra

Sulla sommità della rocca, a dominare l’intera vallata, si erge l’antico castello Sanfelice. Di epoca longobarda, nasce come baluardo di difesa arroccato e inaccessibile su tre lati. L’ingresso, ancora oggi, avviene solo da un’apertura laterale a cui si accede attraverso una rampa di acciottolato.

Nel corso dei secoli il castello ha a mantenuto la sua funzione difensiva, diventando dimora delle diverse famiglie che di volta in volta hanno dominato sul borgo di Bagnoli. Dell’impianto strutturale originario facevano parte anche una torre quadrangolare, una cisterna, un pozzo e una fontana in pietra. Nel corso dei secoli sono state apportate poche modifiche: quelle più visibili sono il portale d’ingresso, le scuderie e una loggetta di stile rinascimentale, fatta costruire probabilmente dalla famiglia Sanfelice che occupò il castello a partire dal XIII secolo.

Il progressivo deterioramento delle mura, soprattutto a partire dagli inizi del Novecento, ha fatto intervenire nel 1985 il Ministero dei Beni Culturali con importanti lavori di restauro che mettessero in sicurezza la struttura, in particolare i suoi interni. All’ingresso è stata restaurata una volta in pietra ancora appartenente alla struttura originaria, l’unica non crollata. I lavori di consolidamento sono ancora in corso e oggi il castello non è accessibile al pubblico: merita comunque una salita alla rocca, percorrendo la suggestiva Scalinata Sanfelice, soprattutto per godere della splendida vista sulla valle del fiume Trigno e sulle colline circostanti.

Posta al di sotto del castello Sanfelice, incastonata tra due speroni di roccia, sorge la chiesa di San Silvestro. La sua collocazione è davvero unica e spettacolare, perché costruita letteralmente ad incastro tra due grossi blocchi di roccia: solo due facciate sono visibili, mentre le altre si fondono all’interno della rupe.

Così come il castello, anche la chiesa si raggiunge attraverso le strette stradine del borgo: al termine di una ripida scalinata il viaggiatore stanco potrà finalmente ammirarne il suo bel portale in stile romano-gotico. La costruzione dell'edificio viene datata tra il XIII e il XIV secolo, ma la struttura ha subito numerosi rimaneggiamenti a causa soprattutto dei crolli dovuti a terremoti e incendi che si sono susseguiti nel corso dei secoli.

L’interno presenta tre navate con pilastri di forma quadrata, l’altare di marmo risale agli inizi del Settecento. Degno di nota, sulla navata destra, un bel crocifisso ligneo con arti snodabili, utilizzato per le processioni della Settimana Santa. Il campanile, staccato rispetto alla struttura principale, si erge sulla sommità della rocca e segna in maniera inconfondibile il profilo dell’orizzonte. La sua sommità è arricchita da una cupola a cipolla rivestita da maioliche colorate.

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta: la Terra di Sotto

Situata nella parte bassa del paese, è la chiesa più grande di Bagnoli: risale al XVIII secolo, come indicato dall'epigrafe del 1726 sopra l'arco trionfale dell'altare maggiore. L’edificio ha subito diversi restauri nel corso del tempo: in epoca recente è rimasto chiuso a causa dei danni causati dal terremoto dell'Aquila del 2009, riaprendo le porte solo nel 2018.

La facciata della chiesa è rimasta incompiuta e ha subito interventi di restauro negli anni ’50 del Novecento, che però ne hanno alterato il contesto originale. L’edificio ha una pianta rettangolare; all'interno, la chiesa ha una navata unica decorata con stucchi policromi e dorati tipici del tardo barocco. L'altare presenta una volta a calotta con la Piramide della Massoneria in rilievo, mentre il tabernacolo centrale è composto da tre nicchie: al centro si trova la statua di Cristo redentore, a sinistra la Madonna e a destra San Giuseppe con il Bambino.

Il campanile, realizzato in blocchi di pietra squadrati, ha anch’esso una cupoletta a cipolla simile a quella della chiesa di San Silvestro e al suo interno ospita l’enorme campana da oltre tre tonnellate fusa dalla celebre Pontificia fonderia Marinelli di Agnone.

Proseguendo la passeggiata tra le vie del centro storico si possono ammirare la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria - una delle più antiche del borgo - e la suggestiva piazza Olmo decorata da mattonelle multicolori. Nell'antico edificio in via Chiesa al numero 18 si può infine visitare il presepe più grande del Molise: si tratta di una esposizione permanente, sempra aperta nel periodo natalizio e visitabile tutto l’anno su richiesta.

Tradizioni e gastronomia

Ogni anno, il giorno 18 di agosto si può festeggiare con Frammenti d'Antico, una rivisitazione storica in abiti d’epoca con spettacoli di vario genere e piatti tipici. L’evento principale di questa manifestazione - nata alla fine degli anni Novanta - è la cosiddetta “elezione dei due sindaci”: viene ricordata una tradizione del passato, quando le due parti del paese - la Terra di sopra e la Terra di sotto - venivano governate a semestri alterni. Una processione formata dagli abitanti del luogo sfila per le strade del borgo e si dirige in piazza, dove avviene l’elezione dei sindaci sancita dal numero di fagioli che ciascun candidato riesce ad ottenere come voti in suo favore. La serata prosegue tra stand gastronomici e spettacoli che accompagnano i visitatori fino al gran finale, con la parata delle farfalle luminose - danzatrici in abiti luminescenti - e i giochi pirotecnici all’interno del castello a ricordo il grande incendio che lo distrusse.

Sicuramente più legate alle tradizioni e molto sentite dai bagnolesi sono il Carnevale dei Mesi - dove gli abitanti sfilano in abiti tradizionali campagnoli a rappresentare tutti i mesi dell’anno, accompagnati da canti e musiche popolari - e le 'Ndocce, processione natalizia con torce che vengono infine spente con il vino nuovo spillato dalla botte, rito beneaugurante per i futuri raccolti.

Tra una processione e un ballo, non mancherà al viaggiatore l'occasione di assaggiare alcuni piatti tipici del borgo come lo “scattone”, pasta affogata nel vino originale di Bagnoli del Trigno. Altre bontà culinarie dei dintorni sono le “sagne”, una sorta di tagliatelle spezzate, la “pizza manca lievite”, cioè una pizza non lievitata farcita con pezzetti di carne e pancetta, e infine la “paniccia”, un sostanzioso pasticcio di verdure e polenta.

➔ km 28,5

Pietracupa bookmark

Nel cuore del Molise, arroccato su un suggestivo sperone di roccia, si trova il piccolo borgo di Pietracupa. Il suo nome non deve ingannare: nulla di cupo o misterioso si nasconde tra le sue vie. Il toponimo deriva dal tipo di roccia calcarea su cui il paese sorge: una morgia, ovvero una formazione rocciosa risalente a 65 milioni di anni fa emersa dal fondale marino a seguito dei movimenti delle placche tettoniche, caratterizzata da grotte e cavità naturali.

Pietracupa significa pietra bucata e deriva dal latino, a testimonianza dell’antichità dell’insediamento - unico nel suo genere - che si sviluppò fin dall’epoca romana in questo difficile contesto geologico. Le cavità naturali della roccia rappresentavano per gli abitanti un riparo sicuro e vennero successivamente adattate a luogo di vita quotidiana: magazzini di raccolta viveri, ripari per gli animali e luoghi di culto.

Oggi la morgia rappresenta il perno intorno a cui ruota la vita del borgo: offre panorami mozzafiato e nasconde al suo interno diverse cavità dove rimangono tracce degli antichi insediamenti. Il suggestivo abitato che si inerpica intorno alla rocca - dominato dal campanile di Sant'Antonio - sembra quasi un presepe, tanto che Pietracupa viene spesso chiamata la Betlemme del Molise.

Pietracupa: un po' di storia

Le prime tracce di Pietracupa risalgono all'alto medioevo, all’incirca intorno al VI secolo, quando alcuni monaci trovarono rifugio nelle cavità della morgia e vi stabilirono un primo insediamento. Lo sviluppo si ebbe intorno all’anno Mille, quando sulla cima della rocca venne costruito un castello - di cui oggi restano pochissime tracce - e quando i monaci si spostarono all’interno dell’Abbazia di San Pietro in Formoso, distrutta successivamente dal terremoto del 1349. Nel XII secolo i figli di Atenulfo divennero i feudatari del luogo, dominando la regione e dando prosperità e sviluppo al territorio, anche se la loro influenza declinò con l'ascesa degli Hohenstaufen.

Due grandi terremoti, il primo nel 1349 e il secondo nel 1456, compromisero seriamente la vita del borgo distruggendo prima la chiesa di San Pietro in Formoso e in seguito le abbazie di Sant'Alessandro e San Gregorio: i monaci furono costretti a trasferirsi nuovamente nella chiesa rupestre all’interno della morgia fino al 1560, quando fu infine ricostruita la chiesa di San Gregorio intorno alla quale si sviluppò il nucleo abitativo. La ricostruzione del borgo a metà Cinquecento si deve agli antenati delle famiglie ancora esistenti: intorno alla rocca - non più abitata - sorsero nuove abitazioni, si organizzò l’Università e venne fondato un Pio Ospedale per il ricovero dei viandanti e dei bisognosi.

Nella seconda metà del Seicento l'Università e il Pio Ospedale fecero scavare nella roccia la nuova chiesa di Sant'Antonio Abate a cui facevano capo i Monti frumentari, un’istituzione amministrata da laici con l’obiettivo di prestare sementi ai bisognosi di dare impulso all’economia, che ne ebbe un certo beneficio nonostante la terribile carestia del 1764, che purtroppo uccise gran parte della popolazione.

Nel corso dei secoli successivi, la storia di Pietracupa è caratterizzata da dominazioni straniere, conflitti e cambi di potere: è stata dominio feudale di molte famiglie, tra cui figurano quelle dei De Molisio, dei De Regina, degli Eboli di Castropignano e dei Francone, che governarono su Pietracupa dal 1676 al 1810, anno in cui finì il rapporto feudale e iniziò un periodo di trasformazione ed emancipazione. Venne costruito il cimitero, arrivò l’elettricità pubblica, vennero potenziati i collegamenti stradali. Iniziò però anche la grande emigrazione, con buona parte della popolazione attratta dalle migliori condizioni di vita e opportunità lavorative delle grandi città, Roma e Napoli fra tutte.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale l'emigrazione riprese e oggi si trovano diversi nuclei di pietracupesi negli Stati Uniti e in varie città e nazioni del mondo. Il borgo conta oggi meno di 200 abitanti stanziali, ma molte famiglie tornano in paese in occasione delle festività e nel periodo estivo, memori delle origini, delle tradizioni e delle bellezze del luogo.

Sant'Antonio Abate e la cripta rupestre

Via Campanile (Pietracupa, CB)

Prezzo: gratuito

Apertura: visitabile dall'esterno

Impossibile non notare - alla sommità del borgo di Pietracupa - la chiesa di S. Antonio Abate: di grande interesse storico, svetta sulla rocca e domina il territorio circostante. Si trova lungo un percorso a scalini che dal basso portano nella parte alta del borgo e sembra quasi circondata e protetta dalla roccia nella quale è incastonata, che le fa da contorno e la avvolge.

La costruzione della chiesa risale alla fine del Seicento e - come tutto ciò che caratterizza la morgia - anch’essa è scavata in parte all’interno della rupe: costruita in pietra, ha la cosiddetta facciata a capanna - ovvero con due soli spioventi - e un unico portale sopra il quale tre finestrelle lasciano filtrare la luce all’interno. Il sagrato è praticamente inesistente e l’ingresso si trova lungo la scalinata del paese. In origine il pavimento era di nuda roccia e si possono ancora scorgere diversi altari che si allineano a sinistra e a destra dell’abside. L'altare centrale - rialzato rispetto al pavimento - è costituito da un unico masso di marmo. Il campanile è staccato rispetto all’edificio principale e si trova in posizione più elevata, sul lato sinistro.

L’attrazione principale di Pietracupa è però indubbiamente l’antica cripta rupestre, vero e proprio tesoro nascosto sotto sant'Antonio Abate, alla quale si accede tramite una scalinata. Originariamente utilizzato come semplice rifugio naturale, scavato all’interno di una grotta millenaria, nei secoli questo sito è stato adibito a magazzino, lazzaretto, avamposto militare, tribunale, luogo di culto e persino discarica, adattandosi ai bisogni e alle vicende della comunità ma conservando sempre la sua conformazione originale. Tra le destinazioni d'uso più inconsuete figurano sicuramente: luogo per le esecuzioni capitali all'epoca dell'Inquisizione - ancora oggi si intravedono i fori per le catene e gli appoggi delle travi per le impiccagioni - e rifugio antiaereo durante la Seconda Guerra Mondiale.

Solo di recente - precisamente nel 1977 - la grotta fu recuperata e adibita a chiesa: grazie alla pianta circolare e alle pareti completamente scavate nella roccia l’atmosfera che si respira è di suggestiva sacralità e raccoglimento. Le sedute sono disposte in cerchio attorno all’altare centrale, ricavato da un’antica macina da mulino. Sospeso sull’altare si può ammirare un prezioso crocifisso ligneo senza braccia risalente al 1500. La colonna sul retro, utilizzata come tabernacolo, era originariamente una croce stazionaria all’esterno della chiesa di San Gregorio.

Oggi la chiesa rupestre - a causa della sua instabilità - è visibile solo da un affaccio e viene di rado aperta al pubblico come luogo di culto - per alcune ricorrenze religiose - e per ospitare eventi culturali e concerti, grazie all’ottima acustica dovuta alla sua pianta circolare.

San Gregorio Magno

Ai margini del borgo di Pietracupa si trova la bella chiesa di San Gregorio Magno, da poco riaperta al pubblico a seguito del terremoto che ha colpito il Molise nel 2023. La zona sismica ha compromesso l’edificio più volte nel corso dei secoli: edificata nel 1360, venne distrutta meno di cento anni dopo e ricostruita nel 1560, come si legge in un affresco a destra dell’altare che raffigura le sante Agnese e Lucia. Dell’edificio originale restano poche tracce, qualche capitello e acquasantiera e un architrave sopra la porta posteriore che riporta la data del 1360.

Tradizioni e festività

Nel periodo natalizio l’atmosfera suggestiva del borgo si accende grazie ai cartocci e alle ‘ndocce: la sera della vigilia gli abitanti posano sui davanzali dei piccoli lumi a vento - chiamati cartocci - e lungo le strade del paese si svolge l’antica processione delle ‘ndocce, gigantesche torce a forma piramidale coronate da rami di alloro e di cipresso. Le ‘ndocce vengono fatte ardere in ricordo della notte gelida in cui è nato Gesù mentre la chiesa rupestre ospita una suggestiva messa con canti lirici e nenie di zampognari.

Durante il Carnevale non si può perdere la tradizionale processione lungo le vie del borgo: gruppi di diavoli mascherati - vestiti di sacchi di iuta - scuotendo campanacci e forche processano un fantoccio, che viene infine fissato ad un filo metallico e gettato tra le fiamme. Invece la Festa dell’Uva - a ottobre - richiama molti visitatori e celebra la vendemmia con sfilate e degustazioni: la processione di carri allegorici lungo le vie del borgo accompagna musica e danze popolari.

➔ km 34,1

Morgia dei Briganti bookmark

Prezzo: gratuito

Apertura: visitabile dall'esterno

La Morgia di Pietravalle, meglio conosciuta con l'evocativo nome di Morgia dei Briganti, si inserisce nel contesto più ampio del Parco delle Morge Cenozoiche del Molise, area protetta che preserva e valorizza queste peculiari formazioni rupestri. L'imponente sperone roccioso - difficile non notarlo, ancor più difficile non fermarsi per scattare una foto - si erge per circa 55 metri dalle pianure circostanti ed è caratterizzato dalla presenza di ben diciotto cavità artificiali scavate nella pietra - distribuite su più livelli - che testimoniano l'antico utilizzo del sito come rifugio e dimora.

Storicamente, gli insediamenti nei paraggi di questa morgia risalgono ai primi secoli del basso medioevo: più precisamente le prime attestazioni scritte del toponimo "Petramvaldam" risalgono alla seconda metà del XII secolo, anche se probabilmente in tempi precedenti il luogo fu importante punto di ricovero per la transumanza che avveniva lungo il tratturo Celano-Foggia. Graffiti, scale, incisioni, incavi e nicchie indicano infatti che l'uomo visse qui in modo stabile e duraturo, utilizzando questa roccia come riparo, stalla e punto di avvistamento.

Esempio straordinario di insediamento abitativo medievale, la morgia disponeva di un ingegnoso sistema di raccolta idrica, essenziale per la sopravvivenza. Le grotte, disposte su livelli, erano adibite a scopi diversi: quella superiore per il culto, la centrale per le abitazioni e l'inferiore per il ricovero degli animali. Scale scavate nella roccia collegavano i vari piani, mentre un sistema di cisterne a cascata e solchi canalizzava l'acqua piovana, che veniva conservata in quattro grandi cisterne e - addirittura - in una neviera situata sulla sommità.

Il nome attuale è - invece - strettamente legato al suo utilizzo come nascondiglio durante gli anni del brigantaggio. Particolarmente intenso nel periodo post-unitario (1861-1870), questo fenomeno ha lasciato un segno indelebile nella storia e nella memoria di questi luoghi. Senza dubbio le caratteristiche naturali della morgia, con le sue cavità nascoste e la sua posizione strategica, la resero un rifugio ideale per i briganti: questo punto di osservazione privilegiato sul territorio circostante fu covo di noti banditi, tra cui i membri delle bande di Domenico Fuoco e Giuseppe Schiavone.

Oggi la curiosa formazione rocciosa ricade nel comune di Salcito ed è indubbiamente una delle morge più inconfondibili e famose: di notevole interesse sia storico che naturalistico - evidenziato dalla presenza di un importante sito di nidificazione per rapaci sulla cima - ha anche un interesse paleontologico, poiché le calcareniti che la costituiscono sono ricche di fossili marini, tuttora ben visibili a occhio nudo. La testimonianza storica e culturale - legata alle antiche comunità e al fenomeno del brigantaggio - si accompagna al prezioso valore naturalistico e geologico: non capita spesso, ma quando i sassi ci parlano non possiamo che tacere e ascoltare.

➔ km 41,9

Sant’Angelo Limosano bookmark

A circa 900 metri sopra il livello del mare, nel lembo di terra che divide il corso del fiume Trigno a nord dal Biferno a sud, è arroccato Sant’Angelo Limosano, un piccolo borgo di circa 300 abitanti. Entrando in paese - dopo aver percorso la caratteristica rampa delimitata da eleganti arcate realizzate con conci di pietra - si può godere di un panorama mozzafiato che abbraccia un orizzonte molto vasto: quando il cielo è terso l'occhio spazia dalle cime della Maiella fino alle lontane isole Tremiti. A circa due chilomentri dal paese c'è inoltre l'occasione di immergersi in magnifici scenari facendo una passeggiata fino al santuario della Madonna delle Stelle.

Sant'Angelo, un borgo medievale

Sorto nella seconda metà dell’XI secolo, Sant'Angelo fu la rocca del vicino paese Limosano. Già al primo sguardo risultano evidenti le origini medievali del paese, che è caratterizzato da strade strette, un tessuto urbano compatto e case in pietra che seguono la naturale conformazione della collina.

Le vicissitudini del paese si configurano perfettamente nelle intricate vicende dell’Italia centro-meridionale dell’epoca. Appartenne al feudo della casata di Montagano, fu acquistato nel 1477 da Gerardo di Appiano, fu concesso dal re Aragonese alla famiglia di Capua e tra la fine del XV e l’inizio del XIX secolo fu feudo dei Carafa, dei Formica, dei Ferri e infine dei de Attelis.Tutti questi eventi testimoniano la complessità storica dell’Italia medievale e anche il lento processo d’eversione del feudalesimo che, soprattutto in quelle zone, non coincise con la sua abolizione (1806) e di cui, ancora oggi, sono percepibili delle tracce.

Originariamente il paese era dominato da una rocca longobarda che alla fine del XVIII secolo venne demolita. Questo avvenimento coincise con la costruzione del palazzo signorile - che esiste tuttora - e determinò lo spostamento del potere politico dall’alto del castello al centro abitato. A tale slittamento seguì un’importante rinascita economica che coinvolse tutta la comunità del borgo. Determinanti per la crescita del paese furono anche le importanti iniziative intraprese dal cardinale Vincenzo Maria Orsini, futuro Benedetto XIII, che ebbe un ruolo centrale nei restauri e nelle riedificazioni realizzati nella diocesi di Benevento a seguito del disastroso terremoto del 1688.

vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto

Divina Commedia, Inferno, III canto
Dante Alighieri

Il borgo è famoso anche per aver dato i natali - probabilmente - a Pietro del Morrone (1215–1296), il futuro papa Celestino V. La storia lo ricorda come il papa del “gran rifiuto” perché abdicò al potere nel 1294. L'uomo morì triste e solo nella provincia di Frosinone dopo esser stato deportato e imprigionato per volontà del suo successore, papa Bonifacio VIII, che temeva potesse diventare un simbolo di opposizione. Altri, invece, pensano che la città natale di Celestino V sia Isernia: il dibattito è ancora vivo e acceso. Sicuramente, sant’Angelo di Limosano conserva luoghi e tradizioni legati a questa personalità, come la “fonte di San Pietro” e la celebrazione della sua festa: ogni anno il 19 maggio in via San Rocco viene allestita una vivace fiera-mercato.

Il borgo diede i natali anche allo scienziato Alessio Marone, a cui è dedicato il corso principale, noto per aver inventato il telegrafo ad azione elettromagnetico-chimica e i ponti tubolari a croce di malta.

Una passeggiata per le vie de borgo

Entrare a Sant’Angelo Limosano significa innanzitutto percorrere la magnifica rampa che si snoda lungo tutto il borgo, offrendo un viaggio panoramico fino al centro abitato. Costruita tra il 1906 e il 1912, prende il nome di rampa Vittorio Emanuele III e fu progettata per collegare il centro storico con la Strada Provinciale 73 diramazione Bifernina.

Già dalla rampa è possibile ammirare la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Cielo, un’imponente struttura che s’affaccia sulla piazza principale. La chiesa, del XII secolo a navata unica, presenta il tetto in capriate di legno e ha un altare maggiore di marmi policromi del XVIII secolo. La zona del presbiterio risalta alla vista perché vi sono due angeli in altorilievo che reggono un ovale con la scritta “Domus orationis vocabitur”.

Un altro sito interessante è la chiesa di San Pietro Celestino, famosa per esser legata - assieme ad altri luoghi e tradizioni dei santangiolesi - alla figura del papa Celestino V. Curiosamente, nel 1695 il cardinale Vincenzo Maria Orsini trasformò l’edificio in un granaio perché la ristrutturazione non seguì le sue disposizioni. Altri luoghi connessi alla figura di Celestino V sono il Colle e la Fonte di San Pietro, da cui inizia a sgorgare l’acqua poco prima del 19 maggio, data in cui si celebra la festa commemorativa del papa angelico.

—2,6➔ km 39,3

Santuario della Madonna delle Stelle

(Sant'Angelo Limosano, CB)

Prezzo: gratuito

Apertura: orari variabili, contattare la struttura

Il santuario ha una storia particolare: benché sia una costruzione recente - è stato innalzato nel 1928 - ha un'origine piuttosto antica. Nella zona dove si trova ora la chiesa vennero rinvenuti alcuni mattoni, un quadretto raffigurante la Madonna e dei frammenti di statua: la scoperta validò l’ipotesi per cui secoli addietro lì sarebbe sorta una chiesa. Secondo lo storico locale Domenico Foligno il complesso religioso sarebbe esistito già nel 1600, dal momento che su uno dei mattoni rinvenuti si poteva ancora leggere l'anno di produzione, ovvero il 1624. Questa scoperta spinse la comunità a costruire nuovamente il santuario - aperto tutt’ora ai fedeli - che recentemente è stato tappa de “Il cammino del Romanico”, una delle iniziative proposte per il venticinquesimo Giubileo.

L'edificio si trova all'interno di un quieto e sereno parco, immerso nel verde e circondato da fontane e tavoli in legno su cui è possibile rilassarsi e rifocillarsi. La chiesa è formata da una navata centrale intersecata da due ali laterali, che danno al complesso architettonico una pianta a croce. Il santuario è oggi meta di pellegrinaggi sia dei santangiolesi sia degli abitanti di paesi limitrofi, soprattutto il 22 agosto, giorno in cui si celebra la Madonna delle Stelle.

Tradizioni e festività

Nella penultima settimana di agosto si concentrano due delle più famose festività dei santangiolesi: il 22 agosto si celebra la Madonna delle Stelle mentre il 18 agosto viene allestita la sagra delle “Pezzate e fasciuole”. Queste feste celebrano l’estate molisana ma soprattutto il ritorno degli emigrati, accolti con estremo affetto dai pochi abitanti del luogo; la pezzata e le fasciuole sono - naturalmente - solo alcune delle specialità gastronomiche che si possono gustare in queste occasioni. Il 19 maggio - invece - c’è la festa dedicata al patrono Celestino V, durante la quale viene allestita una fiera-mercato in via San Rocco.

➔ km 45,8

Limosano bookmark

Negli antichi documenti è chiamata “Musanum”, mentre in dialetto locale è conosciuta come “u Musano”: Limosano è un piccolo comune arroccato sulla sponda occidentale del Biferno e si inserisce pienamente in quella tradizione millenaria di uomini che hanno fondato paesi e città lungo i fiumi, attratti dalla fertilità e dalla ricchezza dei luoghi.

Lo racconta non soltanto la storia del borgo ma anche l'origine del suo nome: dal latino limus e satus, letteralmente “limo fertile”. Un’altra possibile etimologia è Limen Samnii, ovvero “porta del Sannio”, l'antica regione - che si estendeva della Campania sino al mare Adriatico - abitata in epoca preromana dai Sanniti. Benché non ci siano ritrovamenti archeologici o documentazioni che attestino un rapporto diretto tra il borgo e i Sanniti, la sua collocazione nella valle del Biferno, la vicinanza a Sepino (antica Saepium, sito archeologico sannita) e lo studio della toponomastica molisana hanno suggerito l’ipotesi di un possibile contatto fra queste due realtà.

La romanizzazione di Limosano avvenne durante e dopo le guerre sannitiche (343-390 a.C.): la storia non ha lasciato grandi tracce di questo processo ma la città era situata in un'area che beneficiava di collegamenti indiretti con le vie romane principali, come la Via Traiana-Frentana, la Via Latina e la Via Minucia. Durante il medioevo Limosano segue la storia del Molise e delle sue dominazioni: l'occupazione longobarda (VI-X), normanna (X-XIII) e infine angioina (XIII-XIV) hanno in comune l’imposizione di un sistema feudale le cui ripercussioni hanno lasciato in eredità modelli di proprietà terriera, di strutture sociali e di rapporti di potere che hanno caratterizzato queste zone sino ai giorni nostri.

Dopo quella angioina, Limosano subì ulteriori dominazioni - aragonese, spagnola, austriaca e borbonica - che mantennero la regione nell'ambito del Regno di Napoli e successivamente del Regno delle Due Sicilie. I nuovi sovrani, pur mantenendo il sistema feudale, cercarono di centralizzare il potere e riformare l'amministrazione, che rimase tuttavia una realtà prevalentemente agricola e sottoposta a numerosi conflitti e difficoltà economiche. Dall’abolizione del feudalesimo - nel 1806 - il borgo patì un lento e crescente fenomeno di spopolamento tutt'oggi in corso.

In tempi più che recenti - e precisamente nel 2013 – Limosano ha vissuto un momento di celebrità mediatica: proprio tra le vie del borgo sono state girate alcune scene del film “Sole a Catinelle” con Checco Zalone, anche se l’immagine stereotipata di un Molise piuttosto antiquato e poco attraente non ha mancato di scatenare alcune polemiche fra gli abitanti del posto.

Limosano: una passeggiata in paese

Visitare Limosano significa intraprendere un viaggio indietro nel tempo per immergersi in una piccola comunità che conserva intatte le tradizioni e la storia del Molise più autentico. Il paese è diviso in due parti: il centro storico - che si innalza su una collina tufacea - è piccolo ma estremamente affascinante per panorami e atmosfere, mentre la parte bassa è più recente e si trova alle pendici del palazzo ducale.

Il centro storico, già parzialmente disabitato negli anni ‘80, è stato completamente abbandonato a seguito del sisma del 31 ottobre 2002: si tratta di una sorta di quartiere fantasma all'interno di un borgo che oggi - complessivamente - conta poco più di 600 abitanti. Nonostante il fenomeno dello spopolamento, una suggestiva passeggiata in centro attraverso strade strette e lastricate di ciottoli accompagna il viaggiatore in un'epoca remota alla scoperta dell'architettura tradizionale molisana, tra caratteristiche case in pietra e scorci che raccontano la secolare storia di questi luoghi.

Merita sicuramente una visita la chiesa di Santa Maria Maggiore, nella parte alta del borgo. L’edificio risale al periodo medioevale (XI secolo) e la sua posizione in collina permette di godere di una vista panoramica sul paesaggio circostante. I vari restauri che ha subito nel corso del tempo rendono il suo aspetto, dal punto di vista architettonico, piuttosto stratificato: il portale reca un'iscrizione latina e la data di restauro, 1755. Il campanile sulla destra, a pianta turrita rettangolare, presenta una parete con arco ogivale che ne attesta le origini medioevali. Gli affreschi della cappella, dedicata al Rosario e sede dell’omonima confraternita, sono invece rinascimentali. All'interno della chiesa si può visitare la cripta con il pavimento a serratura che custodisce mummie scheletriche e lapidi, appartenenti - probabilmente - ai vescovi dell’epoca. La campata vicino all’ingresso espone ancora oggi un organo ligneo e questo non deve sorprendere: Limosano è nota anche per la lavorazione del legno e sono molte le mostre in cui vengono esposte sculture di fattura artigianale.

In piazza Vittorio Emanuele, alle porte del borgo antico, c’è la chiesa conventuale di San Francesco d’Assisi. Fatta costruire nel 1313 dagli Angioini affinché anche a Limosano fosse presente un convento di Francescani Cappuccini e un seminario di teologia per la formazione dei presbiteri, subì ingenti danni con il terremoto del 1805 e durante la seconda guerra mondiale. Le ristrutturazioni non ne hanno modificato lo stile e la sua struttura riflette ancora il carattere architettonico tipico delle chiese francescane dell'epoca, sobrio e armonioso. La chiesa, a navata unica, ha nella parte superiore una tribuna destinata alle donne, il matroneo, e la zona del presbiterio e del coro - intagliato in puro noce - è ornata da cinque medaglioni su tela.

Il castello ducale, probabilmente sorto su un precedente fortilizio longobardo, è stato edificato nel XIII secolo, durante la costruzione della chiesa di San Francesco. Essendo incastonato in un complesso architettonico compatto non è semplice notarlo tra gli edifici circostanti: nel corso del tempo, infatti, ha subito diversi rimaneggiamenti fino a diventare una residenza gentilizia. La fortezza, la cui base è posta direttamente nella roccia della montagna, si eleva su tre piani. L’ingresso è un portale a tutto sesto che s’affaccia direttamente sulla corte interna di forma quadrata, mentre dal lato opposto c’è un secondo ingresso che si trova di fronte alla piccola chiesa di Santo Stefano, edificata leggermente più tardi, alla fine del XIII secolo, su commissione dei feudatari che occupavano il castello ducale; è stata ristrutturata nel 1621 per volontà dell'arcivescovo Orsini.

Intorno alla metà di agosto, dopo aver visitato le bellezze del borgo si può anche approfittare dell'intrattenimento offerto dalla tradizionale Sagra del Fegatello, festa gastronomica che celebra uno dei piatti tipici più conosciuti del Molise - il fegatino d’agnello - cucinato fritto e al pomodoro come prevede la tradizione locale.

Il tratturo Celano-Foggia nei pressi di Salcito
Il tratturo Celano-Foggia nei pressi di Salcito
Bagnoli del Trigno, la Perla del Molise (IS)
Bagnoli del Trigno, la Perla del Molise (IS)
Sant'Antonio Abate (Pietracupa)
Sant'Antonio Abate (Pietracupa)
La Morgia dei Briganti (Morgia di Pietravalle)
La Morgia dei Briganti (Morgia di Pietravalle)
Panorami cinematografici dai colli di Sant'Angelo Limosano
Panorami cinematografici dai colli di Sant'Angelo Limosano
Limosano: il centro storico al crepuscolo
Limosano: il centro storico al crepuscolo

Mangiare e dormire

icon
icon
icon
icon
icon
icon
icon
➔ 29,2
+0,1

Bar Cacchione 
location_on Via Trento, 31 — Pietracupa (CB)

Prezzo add_circleradio_button_uncheckedradio_button_unchecked  call +39 0874 768144  

Punto di ritrovo e di riferimento del paese. Gestori e avventori accoglienti.

icon
icon
➔ 45,8

Hotel Ristorante Coste del Lago 
location_on Strada Provinciale 73a I Diramazione Bifernina, 98 — Limosano (CB)

Prezzo add_circleadd_circleradio_button_unchecked  call +39 0874 701160  person facebook.com  

Struttura con hotel, ristorante, pizzeria, gelateria e snack-bar. A disposizione degli ospiti ci sono 9 camere e 5 mini-appartamenti. Il ristorante propone il meglio della cucina tipica locale e pizze cotte in forno a legna.

Mangiare e Dormire

icon Alberghi e Hotel
icon Rifugi, B&B e Ostelli
icon Campeggi
icon Ristoranti e Trattorie
icon Bar e Panini
icon Alimentari e Market

Chiese e Monumenti

icon Chiese e Monasteri
icon Monumenti e Storia
icon Castelli e Ville
icon Musei e Gallerie
icon Modernità e Industria

Meraviglie della Natura

icon Laghi e Fiumi
icon Montagne e Vette
icon Parchi e Boschi
icon Mari e Spiagge
icon Canyon e Scogliere

Viaggiare ed Esplorare

icon Imperdibile curiosità
icon Patrimonio UNESCO
icon Sagre e Festival
icon Escursioni
icon Ciclovie

Servizi e Informazioni

icon Tutti i servizi
icon Ufficio del Turismo
icon Treni
icon Autobus
icon Ciclofficine

Raccomandazioni e Avvisi

icon Fondo difficile
icon Strada pericolosa
icon Incrocio pericoloso
icon Tunnel e Gallerie
icon Attenzione agli orari
icon Avviso generico