02

Guglionesi

Civitacampomarano

Tappa 02
L: 36,4 km D: 762 mt+
Guglionesi
Guardialfiera
Civitacampomarano
4 8.1 12.1 16.2 20.2 24.2 28.3 32.3 36.4

in bicicletta da Guglionesi a Civitacampomarano

➔ km 22,5+1,1 

Guardialfiera bookmark

Quando l’appennino degrada verso il mare, con un rincorrersi placido di colline dolci e tondeggianti; quando l’acqua, gli alberi, il cielo si mettono a guardare tra loro ed a creare gentili prospettive di abituale bellezza; quando le visioni diventano semplici, lineari e fanno contrasto col solitario selvaggio vigore dei paesaggi montani, lì si sgranchisce Guardialfiera

Francesco Jovine, autore e giornalista

Con queste parole Francesco Jovine - stimato autore e giornalista italiano - descrive il luogo in cui è nato: ancora oggi Guardialfiera è un incantevole borgo circondato da boschi e arroccato su una rupe, che osserva dalla sua posizione privilegiata le acque di un lago, di un fiume e persino del mare.

Ai suoi piedi, infatti, si trova la valle del fiume Biferno e il lago artificiale del Liscione, importante risorsa idrica costruita negli anni '70, mentre dalla sua collina più elevata - quando il cielo è terso - si possono scorgere a oltre trenta chilometri di distanza il mare Adriatico e le isole Tremiti.

L’origine del nome, seppur incerta, potrebbe rimandare al longobardo “guardia di Adalfiero” - dal nome del conte che nel 1049 era feudatario di questo territorio - mentre altre ipotesi rimandano a “guarda Alfano”, ovvero il monte che si erge di fronte al paese.

Guardialfiera: un po' di storia

Guardialfiera sorse nel periodo medievale seguendo il modello dell’incastellamento, quel fenomeno che vide la nascita - tra il IX e il XII secolo - di edifici fortificati per la necessità di controllare il territorio e di proteggere la vita rurale. Attorno al fortino si sviluppò in seguito un centro abitato circondato da mura di cinta, con tre porte di accesso e torri: a distanza di secoli la zona del centro storico è ancora chiamata Piedicastello.

Fu forse per il suo essere un punto strategico che Papa Leone IX - nel 1053 - scelse Guardialfiera come base per sferrare un attacco alla vicina Larino, allora occupata dai Normanni. Successivamente la cittadina fu insignita di sede vescovile da parte di papa Alessandro II e le fu concesso il privilegio dell’indulgenza della Porta Santa, in segno di riconoscimento per gli eventi del 1053. Molte furono le famiglie feudali che posero il loro dominio su Guardialfiera: dai Soliaco ai Marzano, dai De Capua ai De Blasiis. L’ultimo feudatario fu Costantino Lemaître che acquistò il feudo e il titolo di marchese nel 1793, a pochi anni dalla fine del feudalesimo. È questo il periodo in cui il paese inizia ad estendersi oltre le antiche mura, modellandosi sulla forma della collina.

Una passeggiata in paese

È proprio girovagando tra le viuzze in pietra del centro storico che si arriva nel punto più alto del paese da cui svetta la chiesa di Santa Maria Assunta, antico tempio di origine pagana, che venne rimaneggiata e adibita al culto cristiano a partire dall’anno Mille e fu cattedrale della diocesi di Guardialfiera dal 1061 al 1818. Le antiche pietre - appartenenti probabilmente al tempio su cui sorgeva una cripta paleocristiana - rendono la chiesa un piccolo gioiello architettonico intriso di storia. E non solo: sul lato nord-est dell'edificio si trova una delle poche e tra le più antiche Porte Sante al mondo, donata da papa Alessandro II. Ancora oggi, seguendo una solenne cerimonia, il portale viene aperto in presenza del vescovo una volta all’anno. La mattina del primo giugno, in occasione della festa patronale di San Gaudenzio, la porta viene benedetta con acqua e incenso e - dopo aver bussato per tre volte con la croce - viene aperta dal vescovo, che si inginocchia per baciare lo stipite ed entra in chiesa seguito da tutti i fedeli. Il pomeriggio del 2 giugno, dopo la messa, si tiene la cerimonia di chiusura con il passaggio, questa volta, prima dei fedeli e poi del celebrante.

Alle pendici del paese si trova il lago di Guardialfiera - nome ufficiale lago del Liscione, il più grande invaso artificiale del Molise - ricavato dalle acque del Biferno attraverso la diga del Liscione: questo ampio specchio d'acqua ha valore paesaggistico e consente di irrigare le zone limitrofe coltivate con ortaggi e ulivi. Le sue acque sono ricche di specie autoctone - quali il luccio e la tinca - e altre in via di estinzione come l’alborella appenninica e la scardola tirrenica. Vista la sua ricca fauna il lago attrae pescatori, amanti del birdwatching e appassionati di passeggiate naturalistiche. Nelle profondità delle acque si nasconde un antico ponte romano, il ponte di Annibale, sommerso a seguito della costruzione della diga e così chiamato perché - come narra la leggenda - fu proprio il condottiero cartaginese ad attraversarlo. Il ponte è tuttora visibile nei periodi di minor portata estiva, nelle vicinanze del Monte Peloso. La statale Bifernina solca sospesa le acque del lago, uno scenario che - accostando amene rive a piloni di cemento - fa riflettere il viandante che a passo lento si trova a costeggiare il bacino.

Tradizioni e folklore

Guardialfiera - al pari dei altri borghi molisani - ospita numerose feste e tradizioni: il periodo natalizio viene celebrato con un caratteristico presepe vivente, mentre il 5 gennaio un canto religioso - curiosamente chiamato La Pasquetta - viene intonato tra le strade e le case del paese la sera. Durante il Carnevale si festeggia con una parata di suonatori e maschere capitanate da un cavallo o un asino, invece in estate il viaggiatore particolarmente ghiotto potrebbe partecipare a GiroGustando, una manifestazione culinaria per assaggiare - tra le vie del centro - le prelibatezze del territorio.

➔ km 36,4

Civitacampomarano bookmark

Civitacampomarano è tra i borghi più belli - e peculiari, e illuminati - di tutto il Molise: negli ultimi anni la sua fragile natura lo sta mettendo a dura prova, con continue frane e smottamenti che ne stanno distruggendo il centro storico. Dominato dal suo castello angioino, offre al visitatore un’affascinante passeggiata lungo le vie del paese, dove si scorgono le opere di street art che ogni anno richiamano grandi artisti di fama internazionale: un’esperienza unica che - nel cuore del Molise - fonde storia millenaria, arte contemporanea e autenticità agreste.

Campimarani: un borgo storico

La data di fondazione di Civitacampomarano non è certa. Esiste un documento del 999 d.C. in cui compare la prima attestazione del borgo, quando l’imperatore Ottone III di Sassonia conferma la donazione di una chiesa - i cui resti sono ancora oggi parzialmente visibili in località Monte Sant'Angelo - da parte del principe longobardo Arechi II in favore della Badia di Santa Sofia a Benevento: "Ecclesia S. Angeli in Altissimis super flumium Bifernum in finibus Campimarani". Si presume quindi che il borgo si sia costituito nel corso del X secolo dall’aggregazione di diversi villaggi presenti nella vallata. Per risalire ad origini più antiche si deve fare riferimento ad alcune testimonianze di cocci e vasellame provenienti dalle contrade circostanti, databili forse all’epoca Sannita, o più probabilmente ai primi secoli dopo Cristo.

Nel corso del medioevo Civitacampomarano segue la sorte di tanti altri borghi del Molise, dominati dalle varie dinastie longobarde, normanne, angioine e aragonesi che si susseguono in queste zone d’Italia. È grazie agli Angioini, in un periodo di particolare benessere economico, che viene costruito il castello in sostituzione di un antico insediamento fortificato il cui perimetro è tuttora visibile sulla pavimentazione del cortile interno.

Dopo il Settecento Civitacampomarano conosce un momento di grande vivacità, con una popolazione che supera i tremila residenti e un'attività cittadina fiorente e ben organizzata: vengono fondati il tribunale e le scuole, l’ospedale, diverse parrocchie, un monte frumentario e altri uffici dell'amministrazione pubblica. Queste virtuose circostanze favoriscono anche la freschezza culturale di Civitacampomarano, con l’arrivo in paese di diversi intellettuali del periodo illuminista. La storia racconta di illustri personaggi della società civitese, figure cardine del percorso che porterà all’unità nazionale d'Italia: Vincenzo Cuoco, storico e uomo politico; Gabriele Pepe, patriota e letterato; Raffaele e Marcello Pepe, filosofi, politici e patrioti.

Nella prima metà dell’Ottocento Nicola d’Ascanio, figlio d'un dottore in medicina e nipote di un farmacista, fonda una scuola - dove insegnerà anche Gabriele Pepe fra il 1837 e il 1838 - intorno alla quale si raduneranno personaggi ed esponenti della borghesia molisana progressista, lasciando sul territorio un florido dibattito storico-culturale. L’importanza rivestita dall’espansione geografica e dalla prosperità economica si ritroverà anche nel cambio del toponimo: gli abitanti decidono di tornare a fregiarsi del titolo di “civitas” aggiungendolo all’antico nome del primo insediamento - Campimarani, dove marianus potrebbe riferirsi a una qualche famiglia latina - e dando quindi vita all’attuale Civitacampomarano, citato sia in forma congiunta che disgiunta.

La popolazione si mantiene intorno ai tremila abitanti fino al XX secolo, dopodiché - a causa delle scarse vie di comunicazione dovute al territorio montuoso e alla lontananza dai centri economici della regione - il borgo si spopola gradualmente fino ad arrivare ai circa 300 residenti odierni. Ad aggravare una già precaria situazione, in anni recenti il territorio comunale è oltretutto interessato da un preoccupante movimento franoso dovuto al dissesto idrogeologico che tuttora lambisce gli edifici del centro storico e le aree circostanti.

Castello Angioino

Via Vincenzo Cuoco, 3 (Civitacampomarano, CB)

Prezzo: 5,00 €

Apertura: 10:15-17:30 (lun chiuso)

Il castello angioino di Civitacampomarano domina la valle dalla sommità della rocca. La fondazione del castello è incerta, ma si stima che sia sorto sui resti di un primo forte risalente al XII secolo, il cui impianto originario è ancora possibile rilevare all’interno del cortile. Nel corso del XV secolo l'edificio viene ricostruito con l’ampliamento delle mura e la costruzione di tre grandi torri circolari, ornate da merlature. Delle tre torri dell’impianto originario oggi due sono ben conservate, mentre la terza è stata ricostruita durante i lavori di restauro: collegate tra di loro attraverso dei camminamenti, erano dotate di feritoie per il passaggio delle armi.

Intorno alle mura è presente un fossato - oggi messo a verde - e si intuisce la presenza di un antico ponte levatoio attraverso le tracce delle catene che lo sostenevano e che solcano ancora oggi le feritoie situate al di sopra del portale. Al di là del fossato, alla fine del Quattrocento furono costruite ulteriori mura di cinta, agli estremi delle quali vennero posizionate due torrette di guardia di cui oggi si conserva solo la torre sud, che però è stata inglobata in una delle case private che negli anni sono state costruite a ridosso delle mura.

Al castello si accede dalla facciata principale attraverso una scalinata che arriva ad un imponente portale in stile catalano-aragonese, risalente all’incirca al XV secolo: il lato occidentale affaccia sulla piazza del municipio, mentre il lato meridionale si erge su uno sperone di roccia rinforzato da un’imponente muratura. Varcato il portale d’ingresso, dal cortile si accede agli ambienti che un tempo venivano destinati al corpo di guardia, alle cantine, alle stalle e alle prigioni; una bella scalinata porta al piano nobile, dove si trovavano le residenze signorili. All’interno del cortile si scorge anche una fontana di pregevole fattura - di origine probabilmente quattrocentesca - collocata da proprietari privati che la rinvennero in una tenuta nella zona del Sannio, a circa venti chilometri dal castello. Poco lontano, un pozzo per la raccolta dell’acqua piovana, collegato ad un’ampia cisterna, forniva acqua a tutto il borgo.

Tra i racconti che si narrano sul castello di Civitacampomarano, quello più ricorrente riguarda uno degli episodi di tradimento più clamorosi durante i conflitti tra angioini e aragonesi per la conquista del regno di Napoli, nel 1442. Protagonista di questo tradimento il capitano di ventura Paolo di Sangro, al soldo degli angioini: nel momento cruciale della battaglia passò alle file nemiche - gli aragonesi - ottenendo come ricompensa diverse proprietà tra cui il borgo di Civitacampomarano. La testimonianza di questo fatto - che cambiò le sorti della battaglia - viene ricordata in modo perenne dai due stemmi posti sopra l’ingresso principale del castello: quello superiore ricorda la famiglia Carafa della Spina ed è costituito da tre fasce attraversate da una spina; quello inferiore è di Paolo di Sangro, formato da uno scudo gotico a sette bande con un elmo, unito a quello dei Monforte rappresentato da due rose poste vicino allo scudo, a simboleggiare l’unione delle due famiglie. Lo stemma è poi sormontato da un drago, sotto le cui zampe ci sono due gigli capovolti, a testimonianza del tradimento delle due famiglie nei confronti degli angioini in favore degli aragonesi.

Un’altra storia legata al forte angioino è quella per cui, secondo il pensiero di alcuni storici, la descrizione del castello fu presa a modello per il racconto che Alessandro Manzoni fece del castello dell’Innominato nei Promessi Sposi. Questa voce deriva dal fatto che - durante l’esilio - lo storico Vincenzo Cuoco si trasferì a Milano per circa sei anni frequentando il salotto della madre del Manzoni, Giulia Beccaria: in questo modo potrebbe aver raccontato e descritto i suoi luoghi d’origine, tra cui per l'appunto la rocca di Civitacampomarano. I più audaci ipotizzano inoltre che Cuoco fece anche conoscere all'autore la visione di Giambattista Vico sull’ordine provvidenziale che segue la storia umana, che il Manzoni userà poi nel descrivere il concetto di Provvidenza dei Promessi Sposi.

Un'ultima curiosità: la fortezza - a causa del suo invalicabile fossato - durante il XVIII secolo si trovò a dividere in due il paese, che venne quindi separato in Civita di sotto e Civita di sopra. Nel 1795 gli abitanti, irritati da questa forzata separazione, insorsero interrando la voragine che divideva il borgo e costruendo una strada che - tuttora - costeggia il castello dal lato nord.

Oggi il castello è monumento di interesse nazionale, così definito nel 1979 dal Ministero dei Beni Culturali: restaurato nel corso degli anni è aperto al pubblico e - di tanto in tanto - ospita mostre temporanee. In particolare, nel 2023 è iniziata l’esposizione di una prima parte della nuova collezione di arte contemporanea, un progetto realizzato grazie alla Direzione regionale Musei del Molise.

Chiesa di San Giorgio Martire

Vico I Morricone (Civitacampomarano, CB)

Prezzo: gratuito

Apertura: orari variabili, contattare la struttura

La struttura originaria della chiesa, posta sopra uno sperone di roccia che offre una bellissima veduta della valle, si fa risalire al X secolo, anche se emergono testimonianze di un importante rifacimento alla fine del 1400 che - tra le altre modifiche - fortificò la chiesa rendendola una sorta di baluardo a protezione della città. La torre campanaria richiama in effetti le fattezze di una torre di difesa e rappresenta un elemento di grande particolarità: unica nel suo genere in tutto il Molise, ricorda costruzioni simili ubicate in Toscana.

Sulla facciata esterna si aprono il portale d’ingresso, una finestra e un altro varco chiuso poi nel corso del tempo. La pianta della chiesa è rettangolare e all’interno sono presenti due navate: pendenti dal soffitto a cassettoni si possono ammirare due grandi lampadari. L’altare è in marmo, conserva la reliquia del corpo di San Donato martire e risale ad un’epoca diversa da quella della fondazione della chiesa: in stile tardo-barocco, presenta un’iscrizione che lo data al 1780. Dello stesso periodo è anche l’organo ligneo posto sulla balconata al di sopra dell’ingresso, finemente dipinto. Nelle nicchie che si aprono sulle pareti laterali sono ospitate le statue di tredici santi che vengono portati a spalla dai fedeli durante la processione di San Liberatore il 13 maggio. La statua più significativa è quella di San Giorgio a cavallo nell’atto di uccidere il drago, il cui peso supera i 4 quintali.

Sul lato sinistro della chiesa è presente un grande terrazzo a strapiombo sulla valle: questo abisso si è creato nel corso del tempo a causa dell’erosione della roccia provocata dal torrente Mordale che scorre a valle. Oggi questa balconata ha funzione di servizio, ma il suo affaccio sulla vallata offre un panorama unico.

Altri quattro passi in paese

Il viaggiatore senza fretta potrebbe decidere per una visita alle altre chiese del borgo, che sono Santa Maria Maggiore - a seguito del crollo di parte del costone avvenuto nel 1903 di essa restano visibili solo il basamento, il campanile a torre e la parrocchia - e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, che ospita oggi parte dei resti di Santa Maria Maggiore. A pianta rettangolare, all’interno presenta due navate divise da archi a tutto sesto. Il fonte battesimale al suo interno - così come il portone d’accesso - è originario dell’antica chiesa di Santa Maria Maggiore ed era l’unico fonte battesimale del borgo fino al 1624. Anche l’altare di fine Settecento in marmi policromi proviene dall’antica chiesa crollata: sopra di esso si può notare una bella pala di legno intarsiato con, alla sommità, una rara tela della Sacra Famiglia. Sopra l’ingresso si scorge un antico organo che presenta un meccanismo a mantice.

Scrittore, giurista, uomo politico e storico, direttore del Tesoro durante il regno di Murat: nell’omonima via si trova la casa natale di Vincenzo Cuoco, in cui visse gli anni della giovinezza prima di trasferirsi a Napoli. L’abitazione è semplice, costruita in pietra grezza, con un piccolo portale incorniciato su cui campeggia una lastra di marmo in memoria del celebre cittadino. Non avendo Cuoco eredi diretti in paese, la casa venne abitata da altri privati fino all'acquisto negli anni Duemila da parte del Comune. All'interno vi è un museo dedicato al patriota, una sala convegni e dei locali ad uso foresteria.

Passeggiando per il borgo il visitatore potrebbe anche imbattersi nella casa del mercante, riconoscibile grazie alla sua apertura “a veneziana” - nella parte bassa della facciata - usata per ricavare una sorta di banco di vendita su cui esporre le merci dei venditori. Alcune pietre che la costituiscono riportano iscrizioni risalenti al 1732, che potrebbero far pensare alla data della sua costruzione: in realtà sembra più plausibile che questi massi siano stati presi dalle rovine della Chiesa di Santa Maria Maggiore - crollata nel 1903 - e riutilizzati per costruire questa abitazione. Alcune pietre dell'edificio recano particolari bassorilievi: un giovane dormiente appoggiato su un fianco e un guerriero con la spada insidiato da un drago, probabilmente San Giorgio oppure San Michele.

➔ km 36,4+0,8 

Cimitero napoleonico

Il viaggiatore più intraprendente potrebbe concedersi una passeggiata poco fuori dal borgo di Civitacampomarano per visitare uno dei pochi esempi rimasti di cimiteri napoleonici nel Centro-Sud Italia.

L'editto di Saint Cloud - promulgato da Napoleone Bonaparte nel 1804 - stabiliva la sepoltura dei defunti fuori dalle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, con lapidi uguali per tutti e prive di decorazioni magniloquenti. Questi accorgimenti avevano lo scopo di promuovere l'egualitarismo e migliorare le condizioni igienico-sanitarie delle città, eliminando contestualmente anche le antiche fosse comuni.

Risparmiato dallo spopolamento del borgo, che negli anni non si è espanso e non è quindi arrivato a lambire gli spazi cimiteriali, oggi il cimitero di Civitacampomarano si presenta privo di sepolture - sul luogo si trova solo un ossario - e versa in uno stato di trascurato abbandono.

nightlife Cvtà Street Fest

Prezzo: gratuito

Dove: le strade di Civitacampomarano (CB)

Quando: primi di Giugno

Civitacampomarano vive le luci della ribalta una volta all’anno grazie al Cvtà Street Fest, una manifestazione che richiama street artist da tutto il mondo. L’iniziativa nasce nel 2014 quando la Proloco del paese contatta un’artista italiana di fama internazionale - Alice Pasquini, in arte AliCè - per far rivivere in modo artistico l’antico borgo.

L’artista accetta di buon grado la sfida, anche perché le sue origini appartengono a queste terre: il nonno era il medico condotto proprio a Civitacampomarano. Realizza quindi una serie di interventi pittorici originali sulle facciate delle case e sui muri diroccati, ispirandosi a fotografie d’epoca e raccontando la vita del paese: immediatamente il progetto artistico coinvolge tutto il borgo con entusiasmo e attira turisti e curiosi in numero sempre maggiore. Non solo, la voce si diffonde e il progetto richiama anche tanti artisti di fama internazionale, che iniziano a colorare pareti e case con le loro opere: nasce quindi l’idea di creare un vero e proprio festival, condividendo questo progetto con i residenti e coinvolgendo la comunità artistica internazionale.

Dal 2016 Cvtà diventa uno dei più importanti festival di street art in Italia: si svolge agli inizi di giugno e tutto il paese si anima con una festa che dura un'intera settimana: le giornate sono arricchite da proiezioni cinematografiche, musica e dj-set fino a tarda notte, mostre e installazioni, cibo e vini locali.

Durante i giorni di festa si può anche cogliere l'occasione per assaggiare i “ciell”, dolci di pasta frolla tipici del borgo ripieni con mosto cotto, miele e pane raffermo, realizzati a mano dal forno del centro storico. Questi biscotti, beneauguranti secondo la tradizione, sono decorati in superficie grazie a delle speciali pinzette dentate realizzate appositamente da un artigiano del luogo.

Il lago artificiale del Liscione (Guardialfiera, CB)
Il lago artificiale del Liscione (Guardialfiera, CB)
Verso Civitacampomarano
Verso Civitacampomarano
Un'impervia salita attende il viaggiatore (Civitacampomarano, CB)
Un'impervia salita attende il viaggiatore (Civitacampomarano, CB)

Mangiare e dormire

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➔ 19,0
+0,2

Solelago 
location_on Contrada Difesa delle Camerelle — Guardialfiera (CB)

Prezzo add_circleadd_circleradio_button_unchecked  call +39 0874 840198  jamboard_kiosk solelago.com  

Hotel a conduzione familiare immerso nel verde a pochi passi dal lago di Guardialfiera. La struttura offre anche un buon servizio di ristorazione con specialità a base di pesce e pizze.

Mangiare e Dormire

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