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Termoli
Guglionesi
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Secondo comune più popoloso del Molise - dopo il capoluogo Campobasso - Termoli è spesso descritta come la perla della costa molisana e offre al viaggiatore un affascinante intreccio di storia, cultura e bellezze naturali.
L'origine del nome Termoli è incerta: alcuni studiosi propongono una derivazione da "Therma" o "Thermopoli", forse legato a terme mai ritrovate. L'arcidiacono Tommaso da Termoli ipotizzò "Tres Moles", riferendosi alla presenza di tre torri nella città. Altri lo collegano alla torre Tornola, un tempo chiamata "Interamnia" per la posizione tra i fiumi Biferno e Sinarca. Infine, c'è l'ipotesi che i primi marinai a sbarcare sulle coste di Termoli e delle isole Tremiti provenissero dalla Licia - regione dell'Asia minore chiamata in lingua locale Trm̃misa - e che quindi il nome possa essere una rialeborazione di "Termili".
In tempi decisamente più moderni, Termoli è anche detta la Greenwich italiana: infatti nella zona sud della città, in località Rio Vivo, si trova il monumento "Il Sogno" che indica il punto in cui il 15° meridiano Est (quello di riferimento per il fuso orario dell'Europa centrale e occidentale) incrocia il 42° parallelo Nord.
Oltre a essere una rinomata località turistica, Termoli è anche un importante centro portuale, porta d'accesso per le pugliesi isole Tremiti e importante crocevia tra il Molise, la Puglia e l'Abruzzo. La città si anima particolarmente d'estate, con eventi culturali e tradizionali che celebrano la sua identità e le sue tradizioni: tra queste spiccano la suggestiva processione in mare in onore di San Basso - patrono della città - e l'Incendio del Castello, una rievocazione storica dell'assalto turco del 1566.
Termoli ha radici antiche, con reperti archeologici che testimoniano la presenza umana sin dall'età preistorica, tra cui necropoli e - successivamente - ville romane. Il promontorio su cui sorge il centro storico era già frequentato nell'Età del Bronzo: Greci, Sanniti, Frentani e Dauni sfruttarono in passato questo territorio come porto e centro marittimo.
Nel 412 d.C., durante le invasioni barbariche, gli abitanti dei dintorni si rifugiarono sul promontorio, facilmente difendibile: questo insediamento iniziale si colloca oggi nella località chiamata "Tornola". I Longobardi, nel 568 d.C., fondarono il Ducato di Benevento e fecero di Termoli un capoluogo di contea, riconoscendone l'importanza strategica per la difesa costiera. In questo periodo Termoli fu fortificata con mura, un torrione e torrette merlate. Successivamente, la città passò sotto il dominio carolingio e poi normanno, facendo parte della contea di Loritello.
Il periodo svevo - tra il XII e il XIII secolo d.C. - fu un'epoca di splendore per Termoli: Federico II di Svevia ordinò la ricostruzione e l'ampliamento delle mura e del castello e istituì un mercato settimanale. La cattedrale fu edificata in questo periodo, probabilmente sui resti di un antico tempio romano. Termoli era anche sede di una delle diocesi più influenti della Terra di Boiano, poi Molise. A partire dal XVI secolo Termoli subì un periodo di declino segnato da invasioni turche, terremoti e cambi di dominio: nel 1566 gli Ottomani - guidati da Pialì Pascià - attaccarono e devastarono il borgo marinaro e l'evento è ancora oggi rievocato con l'Incendio del Castello.
Fino al 1847 l'abitato di Termoli rimase confinato all'interno delle mura: fu re Ferdinando II di Borbone a concedere l'autorizzazione a costruire anche al di fuori delle mura, segnando l'inizio dello sviluppo moderno della città. Durante la Seconda Guerra Mondiale Termoli fu occupata dai tedeschi e fu tragico teatro di una battaglia nel 1943, quando gli Alleati sbarcarono conquistando la cittadina. Nel dopoguerra Termoli ha conosciuto uno sviluppo del turismo balneare e una fiorente crescita demografica e urbana, diventando la seconda città del Molise per popolazione, oltre che sede universitaria.
Forse dovrei passare a un grosso pesce o a una balena, ma da giovane ero davvero allampanato e magrissimo
Jacovitti, fumettista (1923–1997)
In ultimo, ma non per ultimo, da padre ferroviere e madre albanese il 5 marzo 1923 nacque a Termoli Jacovitti, uno dei più importanti fumettisti italiani del Novecento. Fu padre di celebri personaggi quali Cocco Bill, Pippo, Pertica e Palla e Cip l'arcipoliziotto: protagonisti delle strisce a fumetti del dopoguerra, i suoi eroi grotteschi e fin troppo umani sono entrati per sempre nell'immaginario comune, immancabilmente firmati da una lisca di pesce a ricordo del soprannome di gioventù dovuto alla sua esile corporatura.
Lo sbarco alleato a Termoli, nome in codice Operazione Devon, avvenne il 3 ottobre 1943 durante la Seconda Guerra Mondiale. L'operazione fu condotta dall'VIII armata britannica del generale Montgomery.
Alle 2:35 del 3 ottobre un commando di circa 650 uomini della 75ª divisione britannica iniziò le operazioni: le truppe alleate sbarcarono nella baia di Termoli e, dopo una iniziale sorpresa delle truppe tedesche, ingaggiarono aspri combattimenti che durarono quattro giorni. I tedeschi opposero una strenua difesa, con i paracadutisti della 1ª Fallschirmjäger-Division e le truppe corazzate della 16ª Panzer-Division. Nonostante la resistenza tedesca le forze alleate riuscirono a prevalere: il 6 ottobre i tedeschi si ritirarono definitivamente e l'8ª armata britannica consolidò le posizioni. Tuttavia, gli scontri furono violenti e causarono pesanti perdite: circa mille morti tra militari di entrambi gli schieramenti e 18 vittime civili.
La battaglia si estese anche al territorio circostante, da Campomarino a Petacciato, Montenero di Bisaccia, Acquaviva, la valle del Biferno e Larino. Durante la ritirata i tedeschi requisirono armi, viveri e vettovaglie, compreso il villino Zappone a Larino, che divenne il loro quartier generale. Gli alleati entrarono infine a Larino il 12 ottobre.
L'Operazione Devon fu considerata un successo poiché permise agli Alleati di conquistare una posizione strategica, costringendo i tedeschi a ritirarsi oltre il fiume Biferno e negando loro l'uso di importanti vie di comunicazione.
Il cuore pulsante di Termoli è il suo borgo antico, arroccato su un promontorio a picco sul mare. Questo affascinante labirinto di viuzze strette - che si snodano tra case e palazzi storici - conduce a piazzette pittoresche e scorci suggestivi sul mare: cinto da mura, custodisce ancora oggi tesori architettonici come il Castello Svevo e la Cattedrale, testimonianze di un passato millenario. Di queste antiche mura, riorganizzate da Federico II di Svevia nel XIII secolo, restano oggi alcune artefatti, come la torre situata all'ingresso del borgo vecchio e il rudere di Torre Tornola.
Tra i vicoli si nasconde una curiosità: "A Rejecelle", considerato il vicolo più stretto d'Italia, o almeno così pare. Questo budello - una larghezza di circa 41 centimetri - è una delle caratteristiche più affascinanti della città: la sua origine risale al primo insediamento urbano del borgo e si dice che in passato creasse inconsuete dispute sul diritto di precedenza, risolte a volte con duelli.
La città nuova, invece, si estende dalla costa verso l'entroterra offrendo una varietà di paesaggi che spaziano dalle spiagge sabbiose ai dolci rilievi. Termoli è infatti rinomata per le sue spiagge, sia quella di Sant'Antonio a nord sia quella di Rio Vivo a sud, che attirano visitatori in cerca di relax e divertimento.
Elemento dominante del borgo antico di Termoli, il Castello Svevo è il simbolo della città stessa. La sua costruzione risale al XIII secolo per volere di Federico II di Svevia, che intendeva rafforzare il sistema difensivo costiero. Tuttavia, il castello sorge su una preesistente fortificazione normanna e quindi alcuni studiosi ipotizzano origini ancora più antiche, risalenti addirittura al VI secolo d.C.
Nel corso dei secoli il castello ha subito diverse trasformazioni: inizialmente concepito per scopi militari e di avvistamento - con feritoie per la difesa e cisterne per resistere agli assedi - in epoca spagnola perse gradualmente la sua funzione difensiva e furono aggiunte finestre e decorazioni. Nel periodo borbonico fu adibito a carcere e dal 1885 è stato dichiarato monumento nazionale.
Oggi la struttura del castello si presenta come una torre castellata fortificata protesa verso l'Adriatico, con una cinta muraria e un mastio di vedetta: la struttura principale, a base quadrata e con coronamento a beccatelli, si erge su un baluardo affiancata da quattro torrette cilindriche più piccole poste agli angoli. Il Castello Svevo è aperto al pubblico - meglio informarsi in anticipo sugli orari di apertura - e spesso ospita mostre ed eventi culturali: la sua imponente presenza continua a dominare il paesaggio di Termoli, offrendo una testimonianza della lunga e complessa storia della città.
Come ogni castello che si rispetti, anche il castello di Termoli è legato alla leggenda di un fantasma dispettoso chiamato u mazz'marill. La tradizione popolare narra che questo spettro si aggiri tra le antiche mura e le volte medievali ma - anziché incutere timore - si diverta a causare scompiglio e a giocare scherzi agli abitanti del borgo, soprattutto nelle loro case durante la notte, per poi tornare a riposare nel castello.
La Cattedrale di Termoli, intitolata a Santa Maria della Purificazione, è un notevole esempio di arte romanica: situata nel cuore del borgo medievale è considerata uno dei monumenti più importanti del Molise. Costruita tra il XII e il XIII secolo, si erge su un impianto preesistente dell'XI secolo e - secondo la tradizione - potrebbe essere stata edificata sul sito di un antico tempio pagano dedicato a Castore e Polluce.
L'edificio è orientato verso est e presenta dimensioni considerevoli. La facciata è caratterizzata da sette arcate e resti di ornamenti scultorei, testimonianza delle diverse fasi storiche e dei restauri subiti: influenze islamiche e pisane nell'architettura suggeriscono la presenza di maestranze itineranti durante la sua costruzione. L'interno della Cattedrale è suddiviso in tre navate che culminano in absidi.
Nella cripta, scoperta nel 1936, si conservano le absidi della chiesa preesistente e importanti testimonianze del passato, tra cui un mosaico pavimentale con elementi zoomorfi dell'XI secolo e le spoglie dei santi patroni di Termoli, San Basso e San Timoteo. Il ritrovamento delle spoglie di San Timoteo è avvenuto nel 1945: il santo - seguace di San Paolo - era stato custodito all'interno delle mura della Cattedrale per più di 700 anni, come testimonia una lapide di marmo murata datata 1238.
Nel corso dei secoli la Cattedrale ha subito danni e ricostruzioni - in particolare a seguito del terremoto del 1456 e delle incursioni turche del 1566 - che hanno portato a modifiche e aggiunte stilistiche: i restauri effettuati nel XX secolo hanno mirato a ripristinare le forme romaniche originali.
I trabucchi sono antiche e ingegnose macchine da pesca in legno tipiche della costa adriatica, in particolare nei territori compresi tra l'Abruzzo e il Gargano. Queste strutture, costruite su palafitte e protese sul mare, rappresentano un modo per pescare in sicurezza lungo la costa, con qualsiasi condizione meteorologica e senza la necessità di avventurarsi in mare aperto.
Il trabucco - anche chiamato trabocco - assomiglia ad una palafitta ed è costituito da una piattaforma che si estende verso il mare sostenendo due o più bracci - chiamati antenne - che sorreggono una grande rete a maglie strette. La rete viene calata e recuperata attraverso un sistema di argani, permettendo di catturare i pesci di passaggio. I trabucchi sono posizionati in punti strategici, dove il mare raggiunge una profondità di almeno 6 metri e in prossimità di punte rocciose per sfruttare al meglio le correnti marine.
Secondo alcuni storici l'utilizzo dei trabucchi potrebbe risalire addirittura al tempo dei Fenici, il che lo renderebbe uno dei più antichi strumenti di lavoro utilizzati dai pescatori. La storia dei trabucchi nel termolese è antica, con le prime testimonianze che risalgono al XVIII secolo, quando si iniziò a sperimentare questa tecnica di pesca alternativa. Felice Marinucci fu uno dei primi a costruirne uno verso la metà dell'Ottocento, avendone osservati alcuni esemplari in Abruzzo, dove si recava sovente per ragioni di lavoro. In passato Termoli contava fino a sei trabucchi, ma oggi ne rimangono solo due: il trabucco Marinucci e il trabucco Celestino, diventati veri e propri simboli della città. Per ammirare queste affascinanti costruzioni si può percorrere la "Passeggiata dei trabucchi", un itinerario che si snoda lungo la cinta muraria del borgo antico.
Nel corso del XIX secolo l'assenza di una fascia oraria uniforme in Europa stava diventando uno spinoso problema: per evitare errori e inesattezze nelle mobilitazioni militari e nelle tempistiche dei trasporti - in particolare su rotaia - il primo ottobre 1891 il feldmaresciallo Helmuth von Moltke stabilì di uniformare l'ora prussiana a quella segnata dal 15° meridiano Est. Il meridiano fu chiamato Meridiano di Stargard - dal nome del paese che attraversava, oggi in Polonia - e divenne lo standard per il conteggio del tempo nell'Europa centrale, ovvero quella fascia ancora oggi chiamata CET - Central European Time - che comprende Roma, Berlino e Parigi.
All'epoca in Italia - a livello nazionale - vigeva la fascia oraria di Roma, che differiva da quella europea di una decina di minuti: soltanto nell’agosto del 1893 l'Italia si adeguò alle nuove regole, sicuramente più comode e più universali. Per una fortuita coincidenza, oggi come allora il 15° meridiano Est attraversava anche la città di Termoli - sicuramente più significativa dell'oscura cittadina polacca - per cui tale meridiano a livello europeo fu ribattezzato Meridiano Termoli-Etna, considerato il fatto che questa linea immaginaria solca anche il cratere del noto vulcano siciliano.
Da Termoli, per puro caso, passa anche un'altra linea globale significativa - il 42° parallelo Nord - che ammanta questo luogo di un'aura quasi mistica: nel 2013 - dopo che l’Istituto Geografico Militare Italiano ufficializzò il punto esatto d'incrocio tra meridiano e parallelo - l'Associazione Geometri Italiani Topografi volle celebrare con un monumento il frutto di questa accurata ricerca geodetica.
Il viaggiatore che si troverà a percorrere la pista ciclopedonale sul lungomare termolese - in località Rio Vivo - potrà fermarsi a contemplare Il Sogno: una struttura in cemento rivestita di pietre naturali che sorge dal terreno ad indicare il punto esatto del virtuoso incrocio terrestre. Sulla base circolare è incisa la rosa dei venti e la forma del monumento - che ricorda un'antica meridiana - non è casuale: il progetto iniziale prevedeva anche un orologio solare preciso al minuto, la cui costruzione è stata però abbandonata in corso d'opera.
Termoli è una città che vive intensamente le sue tradizioni, soprattutto durante il periodo estivo, quando si concentrano le principali manifestazioni che attraggono sia i residenti sia i numerosi turisti.
Tra gli eventi più sentiti spicca la festa in onore del patrono San Basso, celebrata il 3 e 4 agosto. Questa celebrazione affonda le sue radici nel XVIII secolo, quando furono ritrovate le reliquie del santo vescovo martire durante i restauri della cattedrale: momento culminante è la suggestiva processione in mare del 3 agosto. La statua del santo, adornata di drappi scarlatti, viene collocata su un peschereccio estratto a sorte e la processione si snoda tra la spiaggia di Rio Vivo e quella di Sant'Antonio, con la partecipazione di fedeli e imbarcazioni. Al rientro in porto la statua sosta nel borgo dei pescatori e - il giorno seguente - viene riportata in cattedrale. La tradizione locale vuole che, nel giorno della festività di San Basso, nessuno si bagni in mare in segno di devozione.
Altra manifestazione di grande richiamo è l'Incendio del Castello che si svolge la sera di Ferragosto. Questo evento rievoca l'assalto turco del 1566, quando le truppe ottomane guidate da Pialì Pascià attaccarono le coste termolesi. La rievocazione, molto apprezzata dai turisti, vede il castello e il borgo antico illuminati da spettacolari fuochi pirotecnici a ricordo delle fiamme appiccate dai Turchi. La manifestazione è arricchita da rievocazioni storiche, sfilate in costume e l'approdo delle paranze, che ricreano l'arrivo dei Saraceni.
Oltre a queste due manifestazioni principali, Termoli offre al viaggiatore stanco la possibilità di svagarsi durante il Palio di San Timoteo - una rievocazione storica con sbandieratori e falconieri - o in occasione della Sagra del pesce che si svolge a fine agosto.
Termoli è riconosciuta per la sua cucina di mare, tanto da far parte dell'Associazione Nazionale Città del Pesce di Mare, ma anche per l'olio, essendo membro dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio. In generale, la cucina termolese si caratterizza per i sapori genuini e i cibi semplici, che danno vita a piatti tipici davvero unici.
Tra le pietanze più note spicca il brodetto alla termolese, pasto serale dei pescatori quando questi tornavano stanchi dalle loro battute di pesca. Questo piatto - preparato con il pescato che non era stato venduto - nasce come ricetta povera: tanto povera che i pescatori, quando non avevano molto pesce, per arricchirlo aggiungevano addirittura pezzi di scoglio incrostati di alghe e molluschi. Oggi il brodetto è considerato uno dei piatti simbolo della cucina marinara di Termoli, preparato con una varietà di pesci, pomodori e peperoni.
Oltre al brodetto, ci sono altre specialità locali molto apprezzate: ad esempio la pasta alla chitarra con sugo di seppie o calamari, i fusilli con sughi di verdure o ragù, le seppie con i piselli, i polpi in purgatorio - così chiamati per i lunghissimi tempi di cottura, come anime in attesa di conquistare il Paradiso - e le triglie alla "ngorde". E ancora il pappone, la torpedine, i tubettini con le lumachine di mare, i polpi con olio d'oliva in padella e "u scescille", delle polpette ovali di formaggio, uova e pane raffermo cotte al sugo.
Non mancano infine i dolci, come le scarpelle di Natale - che sono pasta di pane lievitata e fritta - e le "cacate de ciavele", piccole palline di pasta fritta ricoperte di miele.
Comune che vanta la maggiore estensione territoriale della regione - Guglionesi è un borgo del Basso Molise adagiato su una collina che si affaccia sulla valle del fiume Biferno. Grazie alla sua felice posizione elevata offre una suggestiva doppia vista: da un lato lo sguardo si perde sulla sterminata distesa di campi coltivati, mentre dall'altro si ammira l'azzurro del mare Adriatico all'orizzonte, le isole Tremiti e il promontorio del Gargano.
Questo affascinante comune vanta un ricco passato che spazia dall'epoca romana al Medioevo, periodo in cui divenne rifugio per i vescovi di Termoli. Il centro storico è un vero tesoro di architettura e cultura, caratterizzato da un labirinto di stradine medievali che conducono a monumenti di grande importanza.
Un pagus o villaggio, dove i ricchi cittadini di Usconio possedevano villini e vigneti, e si chiamava, all’origine, Collisnysii (da Nysus abbreviazione di Dyonisus), perché sorge su di un colle consacrato in gran parte alla coltivazione della vite
Manfredi Caruso, medico poeta e letterato guglionesano
Quaderno turistico, 1934
Il toponimo Guglionesi ha diverse interpretazioni: alcuni studiosi lo fanno derivare da "Collis Niseus" o "Colle Dionisio", altri da "Guglie nichis" e successivamente "Guglienices" - ovvero la vittoria di Guglielmo, principe normanno signore di questi luoghi - mentre la tradizione popolare lo associa all'abbondante presenza di piante chiamate "goglia" in dialetto locale.
Guglionesi fu fondata nel 435 a.C. dai Frentani, un popolo italico affine ai Sanniti. L'origine del paese si fa risalire ad alcuni fuggiaschi che scapparono dalla distruzione della città frentana di Usconium, centro abitato che mantenne la sua importanza anche in epoca romana.
Dopo il IX secolo - quando Guglionesi subì danneggiamenti a causa di incursioni saracene - diverse popolazioni e famiglie nobili governarono il borgo tra cui i Normanni e i Longobardi. Guglionesi divenne un punto di riferimento sociale ed economico importante nel Medioevo: i vescovi di Termoli trovarono rifugio in questo borgo collinare per secoli, dato che la città costiera si trovava costantemente minacciata dagli attacchi turchi. Fu a Guglionesi che sorse il primo seminario della diocesi, sopravvissuto fino all'incameramento dei beni ecclesiastici attuato con l'Unità d'Italia.
Intorno al 1315 Guglionesi appartenne al conte Pietro di Gravina e successivamente passò sotto il dominio di Giacomo Caldora e di suo figlio Antonio; nel 1465, fu concessa in dono di nozze a Giovanna D’Aragona. Nel 1507 il controllo del borgo passò ad Andrea Di Capua, duca di Termoli, che lo mantenne fino al 1602, quando la proprietà fu trasferita a Gerolamo da Ponte. La famiglia Caracciolo subentrò nel governo del paese esercitando il potere fino al 1764, anno in cui Donna Cosima Caracciolo morì: il dominio fu ereditato dal figlio - Carlo Cesare D'Avalos - e fu sotto la sua signoria che il sistema feudale ebbe fine.
A Guglionesi il borgo antico è un luogo dove il tempo sembra rallentare, invitando a camminare senza fretta tra le sue vie ricche di storia. Racchiuso da tre strade principali parallele, questo nucleo storico conserva alcuni monumenti molto interessanti: è un piacere perdersi nel suo tracciato medievale che - oltre al suo fascino storico e architettonico - offre anche scorci panoramici di notevole bellezza. Da non perdere è, infatti, il belvedere nella parte più alta di Guglionesi, uno dei migliori punti panoramici della regione da cui si possono ammirare i campi di grano, il corso del fiume Biferno e le acque del lago di Guardialfiera.
Il patrimonio di Guglionesi è arricchito da resti archeologici come il Castello da Capo - risalente al XI secolo - e la Fonte di Nallo, anch’essa medievale: nota come fonte del diavolo, deve il suo soprannome sia alla leggenda popolare - che narra di una costruzione notturna ad opera di cinque diavoli - sia alla presenza di un mascherone scolpito, oggi perduto, raffigurante una testa di caprone antropomorfo da cui sgorgava l'acqua.
La chiesa di Santa Maria Maggiore - in Via XXIV Maggio, uno dei punti focali del borgo - è un magnifico esempio di architettura settecentesca. La sua storia è antica e travagliata: si ipotizza che una prima versione sia stata costruita intorno all'anno mille e successivamente ricostruita da Roberto il Guiscardo. La chiesa fu restaurata una prima volta nel 1187 e poi riedificata nel 1746, per essere riaperta nel 1796.
La facciata della chiesa è elegante, tripartita da portali che corrispondono alle tre navate interne, con quello centrale più ampio e decorato in stile tardo barocco. La struttura presenta una pianta a croce latina, con un transetto non molto sviluppato e una calotta semplice al posto della cupola. All'interno lo spazio è scenografico e impreziosito da stucchi e capitelli con motivi vegetali. L'altare maggiore ospita una pala del 1572 - attribuita alla scuola di Marco Pino da Siena - raffigurante l'Assunzione della Vergine. Di grande pregio sono anche i due trittici lignei realizzati nei primi anni del ‘500 da Michele Greco da Lavelona: uno raffigura la Madonna con bambino tra i santi Rocco e Sebastiano, l'altro una Madonna in trono tra i santi Pietro e Paolo. Un terzo trittico - raffigurante una Madonna con bambino tra i santi Rocco e Adamo - è attualmente conservato presso il Museo Nazionale d’Abruzzo: una sua riproduzione è visibile in sacrestia.
Una delle peculiarità di Santa Maria Maggiore è la cripta di Sant’Adamo, accessibile dalla navata destra: questo ambiente seminterrato - con tre absidi e copertura a crociera sorretta da piccole colonne - conserva capitelli decorati con motivi vegetali e antropomorfi. Adiacente alla cripta si trova la cappella di Sant’Adamo, patrono di Guglionesi, le cui reliquie furono portate nel paese nel 1102. Le volte della cripta e della cappella conservano un ciclo di affreschi del 1587 che raffigurano episodi della Genesi in stile manierista. Sulla parete della cappella si trova una nicchia chiusa dalle "porte di Sant’Adamo", che custodisce il busto reliquiario in argento del santo.
La chiesa di San Nicola è considerata uno degli esempi più importanti del romanico molisano. Nel corso dei secoli ha subito diverse distruzioni e ricostruzioni, ma conserva ancora oggi elementi architettonici e stilistici che ricordano la chiesa di San Nicola di Bari a testimonianza della profonda devozione della città verso questo santo, una venerazione tanto sentita che pare abbia addirittura influenzato l'orientamento stesso dell'edificio.
I documenti storici attestano l'esistenza di una chiesa dedicata a San Nicola già nel 1049, prima della traslazione delle reliquie del santo a Bari nel 1087. Una leggenda medievale narra che la chiesa fu costruita dai diavoli con l'aiuto di Pietro Bailardo, figura leggendaria talvolta identificata con il negromante Pietro Barliario. Studi recenti hanno rivelato un orientamento preciso dell'edificio in direzione della tomba di San Nicola: in particolare, una finestra dell'abside destra è stata realizzata in modo che la luce dell'alba del 6 dicembre illumini la diagonale della chiesa, tracciando una linea immaginaria che conduce alla città di Bari. Un'altra peculiarità riguarda la struttura degli archi sulla facciata: la loro disposizione avalla l'ipotesi che la chiesa potesse funzionare anche come una sorta di sofisticato orologio solare.
La struttura attuale della chiesa risale alla fine del XIII secolo: la facciata è caratterizzata da archetti ciechi e un portale sormontato da una lunetta scolpita raffigurante un leone e un grifone. L'interno è diviso in tre navate con pilastri e archi ogivali e ospita una cripta con copertura a crociera - con pareti decorate da semipilastri con capitelli a motivi vegetali - riportata alla luce durante i restauri degli anni '70.
La Festa di San Nicola si divide tra palio e corteo - che si tengono l'8 agosto - e la processione che si svolge il giorno successivo. Il Palio di San Nicola e la Giostra degli Anelli sono una rievocazione storica in costume del XII secolo, un tempo chiamata "caravella": la manifestazione inizia il giorno 7 d'agosto con la benedizione dei cavalieri e il sorteggio per abbinare tra loro contrade, cavalli e cavalieri. La sera si svolgono i giochi medievali mentre il pomeriggio dell'8 agosto si tiene il corteo storico, capeggiato dal Signore e dai Nobili delle contrade cittadine. Il palio vede i cavalieri impegnati a centrare con una lancia degli anelli di ferro al galoppo: la giornata si conclude con la premiazione, il trasferimento del drappo del palio alle autorità ecclesiastiche, i festeggiamenti con sbandieratori, musici, giocolieri e - naturalmente - la degustazione di prodotti tipici.
La festa patronale di Sant'Adamo, che si celebra il 2 e 3 giugno, è uno degli eventi più importanti per la comunità: il culmine è rappresentato dall'intronizzazione del santo, quando la sua effige viene portata dalla cripta all'altare maggiore della chiesa di Santa Maria Maggiore accompagnata da applausi, dal suono festoso delle campane e dall'esecuzione del "Mosè in Egitto" da parte della banda.
Altri momenti in cui la comunità di Guglionesi si riunisce per rivivere le antiche tradizioni sono la Processione del Venerdì Santo - in cui si allestisce un'asta per aggiudicarsi il diritto di portare in processione le statue del Cristo morto e della Madonna Addolorata - e la Madonna del Carmelo, che si celebra il 14 luglio con l'offerta delle "pajolelle", mazzetti di grano utilizzati per produrre le ostie.
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